Non
so dir altro che disquisir d'Amor.
Eterno
tormento per un cuor vago.
Ombre
d'uomo fan leva ad un cauto esistere.
Ma
per altre fonti l'anima si muove.
Or
ferma or gaudente,
scioglie
desideri in speranze senza misure.
Allor
che di vagar il tempo chiede conto,
il
ritrovar le tasche vuote lascia risuonar campane mute.
Rintocchi
di rammarico
spengono
il brio al fato bendato.
Ignaro
o illuso,
stringo
nell’anima il pensar felice.
Unica
certezza sfuggita al mondo del non essere.
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Analisi
Una lirica di spiccata impostazione filosofico-esistenziale che riflette sull'inevitabile bilancio della vita, sulla tensione del desiderio e sul valore ultimo dell'illusione amorosa.
L'architettura del testo si sviluppa attraverso tre momenti chiave:
- L'ossessione amorosa e il rifiuto della prudenza (Strofe 1-3): Il poeta si dichiara incapace di parlare d'altro se non d'Amore, vissuto come "eterno tormento" per uno spirito irrequieto (cuor vago). A chi sceglie una vita grigia e prudente ("ombre d'uomo" legate a un "cauto esistere"), il poeta contrappone la forza dell'anima, che attinge a fonti diverse e trasforma i desideri in speranze sconfinate, oscillando tra immobile attesa e gioia.
- La resa dei conti con il Tempo (Strofe 4-5): Quando giunge la fine del viaggio e il tempo chiede conto del nostro vagare, la scoperta delle "tasche vuote" simboleggia l'assenza di conquiste materiali o certezze concrete. I "rintocchi di rammarico" delle "campane mute" spengono ogni residuo di slancio, rivelando l'indifferenza del destino ("fato bendato").
- La resistenza del "pensar felice" (Strofe 6-7): Nel finale si compie una scelta radicale. Che si tratti di ingenuità o cosciente autoinganno ("Ignaro o illuso"), custode e rifugio ultimo resta il ricordo o la speranza della felicità. Quel "pensar felice" diventa l'unica vera certezza sottratta al nulla, al "mondo del non essere".
Stile e Tono
Il linguaggio attinge a un registro elevato e classico (disquisir, cuor vago, gaudente, Allor che), che conferisce al componimento un andamento solenne e meditato. È una poesia di forte maturità espressiva: non nasconde l'amarezza del rimpianto, ma riafferma la dignità del sentimento come unica trincea contro il vuoto dell'esistenza.

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