
Ogni notte, indipendentemente da chi siamo o da
dove viviamo, ci immergiamo in un mondo di esperienze soggettive tanto vivide
quanto enigmatiche... entriamo nel mondo dei sogni.
È una delle costanti universali dell'esperienza
umana, rappresentata in ogni espressione artistica e oggetto di speculazioni da
tempo immemorabile. Eppure, rimane un mistero. I sogni sembrano spesso assurdi,
frammentati, una raccolta casuale di eventi.
Ma... e se non lo fossero?
La moderna ricerca scientifica, armata degli
strumenti delle neuroscienze e della psicologia, sta iniziando a rivelare che
questo teatro notturno della mente ha funzioni profonde, pratiche e spesso
sorprendenti. Sognare è molto più di uno spettacolo notturno: è un adattamento
evolutivo. Sognare esiste perché sopravvivere senza sognare era peggio.
Da una prospettiva evolutiva, il cervello è un
organo costoso e vulnerabile. Consuma quasi il 20% dell'energia corporea, anche
durante il sonno. Durante il sonno REM, l'attività cerebrale si avvicina ai
livelli di veglia.
Se sognare fosse inutile, la selezione naturale
lo avrebbe abbandonato molto tempo fa. Inoltre, sognare non è un'attività
esclusiva degli esseri umani. È stato osservato in mammiferi come i gatti.
L'universalità di questo fenomeno è un chiaro indizio evolutivo: il sistema dei
sogni è antico e funzionale.
Sognare è anche un modo per simulare altri
mondi. Il cervello sogna "in negativo" per anticipare errori che
potrebbero costare la vita.
Revonsuo nel, ha proposto la Teoria della
Simulazione della Minaccia (TST). Secondo questa teoria, il sogno è emerso come
un adattamento per simulare mondi rilevanti quando l'ambiente esterno non è
disponibile. In altre parole, il cervello non si spegne, ma passa dalla
percezione del mondo esterno alla generazione di possibili scenari.
Sognare ci permette di ricreare versioni
alternative di ciò che già conosciamo. E i dati empirici sono sorprendentemente
coerenti.
Le analisi mostrano che le emozioni negative
dominano tra il 60% e l'80% dei sogni, con l'aggressività presente nel 45% delle
interazioni sociali oniriche. Inoltre, il sognatore è la vittima (non
l'aggressore) in quasi l'80% degli episodi aggressivi, rafforzando l'ipotesi
dell'addestramento evasivo e dell'anticipazione del pericolo.
Le prove più significative provengono da
popolazioni traumatizzate. Nel 2003, In gruppo di ricercatori osservarono che i
bambini curdi esposti a guerra e violenza avevano più sogni a notte, una
maggiore frequenza di minacce e una maggiore gravità dei pericoli simulati
rispetto ai bambini non traumatizzati. Il sistema onirico non era compromesso:
era iperattivato da segnali reali di pericolo costante.
Gli incubi, quindi, sono simulazioni di
problemi irrisolti. Il sonno non cancella il passato: separa la memoria dal
dolore.
Una delle teorie più influenti asserisce che durante
il sonno REM, i ricordi emozionali si consolidano, mentre la carica emotiva ad
essi associata si riduce. Dal punto di vista neurochimico, durante il sonno REM
la noradrenalina scende al livello più basso dell'intero ciclo circadiano.
Poiché questo neurotrasmettitore è direttamente coinvolto nella risposta allo
stress, la sua assenza crea un ambiente ideale per riattivare i ricordi senza
riattivare la sofferenza.
Nuove scoperte rafforzano questa idea. Nel 2024,
Zhang e il suo gruppo di ricerca hanno scoperto che solo le persone che
ricordavano i propri sogni mostravano una riduzione dell'attività emotiva. In
altre parole, coloro che non ricordano i propri sogni mantengono un'elevata
attività emotiva, indicando che sognare non è un processo passivo, ma una parte
attiva dell'elaborazione emotiva. Quando questo sistema viene alterato, gli
incubi aumentano ed emergono schemi di elaborazione emotiva scorretta.
Sognare è il modo in cui il cervello fissa i
ricordi senza riaprire la ferita. L'evoluzione ci ha resi più sociali e il
cervello si è adattato. Man mano che le minacce fisiche diventavano meno
costanti per gli esseri umani, il cervello ha reindirizzato il suo simulatore
verso il conflitto sociale. La teoria della simulazione sociale amplia la
teoria della simulazione della minaccia discussa in precedenza. E nuove
scoperte supportano questa visione.
Nel 2019, Tuominen e il suo gruppo di ricerca
hanno scoperto qualcosa di cruciale: l'83% dei sogni contiene situazioni
sociali. Inoltre, i sogni includono più personaggi, più interazioni e più
conflitti rispetto alla veglia quotidiana. Questo è in linea con gli studi
neurologici: durante il sonno REM, si verifica iperattività nell'amigdala e
nell'ippocampo e una ridotta attività nella corteccia prefrontale, rendendo più
facile simulare emozioni intense e realistiche.
Sognare litigi, riunioni o rifiuti non è una
coincidenza. È una prova generale notturna per la complessa vita sociale del
mondo reale. Commettiamo errori nei sogni per non doverli pagare da svegli. Sognare
non esiste per registrare meglio il passato, ma per preparare il futuro.
E nel 2025 è emersa una nuova teoria.
L'ipotesi REM Refine & Rescue (RNR)
suggerisce che durante il sonno REM, il cervello aumenta il rapporto
segnale/rumore, omettendo dettagli irrilevanti e preservando gli elementi
essenziali dei ricordi. Il risultato è un filtraggio della memoria che aiuta a
trattenere ciò che è prezioso, ad adattarsi e a creare soluzioni.
Sognare non significa ricordare di più, ma
comprendere meglio.
Quindi... a cosa servono davvero i sogni?
I sogni non fanno solo una cosa, e questo è ciò
che la scienza attuale ha scoperto: simulano minacce, regolano l’emotività, favoriscono
la formazione sociale, Integrano creatività nelle esperienze.
Ciò che i sogni non fanno è predire il futuro, inviare messaggi in codice o rivelare verità nascoste. Ciò che fanno è mantenere la mente flessibile, emotivamente stabile e preparata alla complessità del mondo che ci aspetta quando apriamo gli occhi.
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