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domenica 1 febbraio 2026

A cosa servono davvero i sogni?

 


Ogni notte, indipendentemente da chi siamo o da dove viviamo, ci immergiamo in un mondo di esperienze soggettive tanto vivide quanto enigmatiche... entriamo nel mondo dei sogni.

È una delle costanti universali dell'esperienza umana, rappresentata in ogni espressione artistica e oggetto di speculazioni da tempo immemorabile. Eppure, rimane un mistero. I sogni sembrano spesso assurdi, frammentati, una raccolta casuale di eventi.

Ma... e se non lo fossero?

La moderna ricerca scientifica, armata degli strumenti delle neuroscienze e della psicologia, sta iniziando a rivelare che questo teatro notturno della mente ha funzioni profonde, pratiche e spesso sorprendenti. Sognare è molto più di uno spettacolo notturno: è un adattamento evolutivo. Sognare esiste perché sopravvivere senza sognare era peggio.

Da una prospettiva evolutiva, il cervello è un organo costoso e vulnerabile. Consuma quasi il 20% dell'energia corporea, anche durante il sonno. Durante il sonno REM, l'attività cerebrale si avvicina ai livelli di veglia.

Se sognare fosse inutile, la selezione naturale lo avrebbe abbandonato molto tempo fa. Inoltre, sognare non è un'attività esclusiva degli esseri umani. È stato osservato in mammiferi come i gatti. L'universalità di questo fenomeno è un chiaro indizio evolutivo: il sistema dei sogni è antico e funzionale.

Sognare è anche un modo per simulare altri mondi. Il cervello sogna "in negativo" per anticipare errori che potrebbero costare la vita.

Revonsuo nel, ha proposto la Teoria della Simulazione della Minaccia (TST). Secondo questa teoria, il sogno è emerso come un adattamento per simulare mondi rilevanti quando l'ambiente esterno non è disponibile. In altre parole, il cervello non si spegne, ma passa dalla percezione del mondo esterno alla generazione di possibili scenari.

Sognare ci permette di ricreare versioni alternative di ciò che già conosciamo. E i dati empirici sono sorprendentemente coerenti.

Le analisi mostrano che le emozioni negative dominano tra il 60% e l'80% dei sogni, con l'aggressività presente nel 45% delle interazioni sociali oniriche. Inoltre, il sognatore è la vittima (non l'aggressore) in quasi l'80% degli episodi aggressivi, rafforzando l'ipotesi dell'addestramento evasivo e dell'anticipazione del pericolo.

Le prove più significative provengono da popolazioni traumatizzate. Nel 2003, In gruppo di ricercatori osservarono che i bambini curdi esposti a guerra e violenza avevano più sogni a notte, una maggiore frequenza di minacce e una maggiore gravità dei pericoli simulati rispetto ai bambini non traumatizzati. Il sistema onirico non era compromesso: era iperattivato da segnali reali di pericolo costante.

Gli incubi, quindi, sono simulazioni di problemi irrisolti. Il sonno non cancella il passato: separa la memoria dal dolore.

Una delle teorie più influenti asserisce che durante il sonno REM, i ricordi emozionali si consolidano, mentre la carica emotiva ad essi associata si riduce. Dal punto di vista neurochimico, durante il sonno REM la noradrenalina scende al livello più basso dell'intero ciclo circadiano. Poiché questo neurotrasmettitore è direttamente coinvolto nella risposta allo stress, la sua assenza crea un ambiente ideale per riattivare i ricordi senza riattivare la sofferenza.

Nuove scoperte rafforzano questa idea. Nel 2024, Zhang e il suo gruppo di ricerca hanno scoperto che solo le persone che ricordavano i propri sogni mostravano una riduzione dell'attività emotiva. In altre parole, coloro che non ricordano i propri sogni mantengono un'elevata attività emotiva, indicando che sognare non è un processo passivo, ma una parte attiva dell'elaborazione emotiva. Quando questo sistema viene alterato, gli incubi aumentano ed emergono schemi di elaborazione emotiva scorretta.

Sognare è il modo in cui il cervello fissa i ricordi senza riaprire la ferita. L'evoluzione ci ha resi più sociali e il cervello si è adattato. Man mano che le minacce fisiche diventavano meno costanti per gli esseri umani, il cervello ha reindirizzato il suo simulatore verso il conflitto sociale. La teoria della simulazione sociale amplia la teoria della simulazione della minaccia discussa in precedenza. E nuove scoperte supportano questa visione.

Nel 2019, Tuominen e il suo gruppo di ricerca hanno scoperto qualcosa di cruciale: l'83% dei sogni contiene situazioni sociali. Inoltre, i sogni includono più personaggi, più interazioni e più conflitti rispetto alla veglia quotidiana. Questo è in linea con gli studi neurologici: durante il sonno REM, si verifica iperattività nell'amigdala e nell'ippocampo e una ridotta attività nella corteccia prefrontale, rendendo più facile simulare emozioni intense e realistiche.

Sognare litigi, riunioni o rifiuti non è una coincidenza. È una prova generale notturna per la complessa vita sociale del mondo reale. Commettiamo errori nei sogni per non doverli pagare da svegli. Sognare non esiste per registrare meglio il passato, ma per preparare il futuro.

E nel 2025 è emersa una nuova teoria.

L'ipotesi REM Refine & Rescue (RNR) suggerisce che durante il sonno REM, il cervello aumenta il rapporto segnale/rumore, omettendo dettagli irrilevanti e preservando gli elementi essenziali dei ricordi. Il risultato è un filtraggio della memoria che aiuta a trattenere ciò che è prezioso, ad adattarsi e a creare soluzioni.

Sognare non significa ricordare di più, ma comprendere meglio.

Quindi... a cosa servono davvero i sogni?

I sogni non fanno solo una cosa, e questo è ciò che la scienza attuale ha scoperto: simulano minacce, regolano l’emotività, favoriscono la formazione sociale, Integrano creatività nelle esperienze.

Ciò che i sogni non fanno è predire il futuro, inviare messaggi in codice o rivelare verità nascoste. Ciò che fanno è mantenere la mente flessibile, emotivamente stabile e preparata alla complessità del mondo che ci aspetta quando apriamo gli occhi.

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