lunedì 28 dicembre 2015

Convivenza difficile





Nel mondo che nessuno conosce esiste solo energia. 

Essa, per non so quanti miliardi di anni, si è sempre spostata da una forma a un’altra, cercando forse il sistema migliore per qualificarsi a livelli evolutivi superiori. 

La fantasia delle trasformazioni doveva essere molto lacunosa vista la modesta gamma di soluzioni individuate. 

Insomma, la nostra energia poteva liberamente oscillare tra estremi di densità, che si sono rivelati a noi, umili e insignificanti terrestri, come universo.

Dopo infiniti tentativi di combinazioni sperimentate, l’energia ha trovato modo di esprimersi negli esseri viventi. Non è stata tanto compattata da apparire inerte, né tanto rarefatta, per essere sfuggente.

Questa combinazione si è rivelata sorprendente perché come il cerchio di Saturno, si manifesta intimamente legata alla materia e contemporaneamente da essa staccata. Un vero alone di mistero!

È una meraviglia come un corpo e un’anima si siano miscelati così bene. Entrambi sono legati, entrambi esistono perché coesistono.

Sembrano fatti apposta uno per l’altro, fino a che Dio non li separi.

Deteriorabile, limitato, stupido, opportunista, materialista ed egoista, è il corpo mentre eterna, infinita, sensibile, emotiva e dolce, è l’anima.

Il sodalizio tra queste que parti cos' deverse, ha avuto grande successo perché, successivamente, è subentrato un fattore ibrido che continua ancora ora a essere l’arbitro della gara intrapresa dal corpo e anima.

La miscela corpo-anima si è rivelata come umanità, per cui ogni sua caratterizzazione è derivata dall’ereditarietà delle proprietà dei suoi elementi costitutivi.

Il legame corpo-anima è determinato, quindi, dal definito gradiente di densità di energia. 

Un valore troppo alto di questo gradiente, ammutolisce l’anima fino a farla scomparire nelle masse inerti; mentre un valore basso, conduce alla nobiltà dello spirito, all’idea di una vita staccata dal proprio corpo. 

Un’anima fortemente sensibile è quella che riesce a uscire, sebbene momentaneamente, dal proprio corpo, per entrare in aree di pertinenza di altre anime dove come vecchi amici ricordano le loro origini.

Per esempio, l’intrinseco desiderio di comunione degli uomini deriva dal desiderio dell’anima di sfuggire dal proprio corpo per ritrovare la propria dimensione nel confronto con altre anime.

Il corpo in tutto questo trambusto è un testimone passivo, portatore degli effetti indotti dall’anima. 

Poveretto! 

A volte è costretto a generare sudore quando fa freddo, ad accelerare i battiti del cuore quando si dorme, a far piangere senza dolore, a tremare senza paura.

L’anima e il corpo, in alcuni casi si comportano come due ragazzini capricciosi che si fanno dispetti.

L’anima tratta il corpo come il fratello stupido, lo costringe ad attività a lui estranee, a volte lo conduce fino all’esasperazione.

Il corpo, con memoria vendicativa, acceca l’anima quando le sue funzioni vegetative sono compromesse. 

Per questo motivo, l’anima è quasi assente nella giovinezza e molto cauta nella vecchiaia. La mancanza di coordinamento tra anima e corpo produce la malattia.

Diamo al corpo ciò di cui ha bisogno: stimoli per auto-sostenersi. Diamo all’anima ciò di cui ha bisogno: stimoli per auto-compiacersi.

Indovinando i gusti del corpo e dell’anima non vinceremo la morte, ma ci arriveremo con grande dignità

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