venerdì 6 novembre 2015

Falsi padroni di noi stessi



 
 
Questa è una triste storia capitata nel tempo in cui la pace e la gioia racchiudevano tutto l’universo.

In quell’epoca la stasi di tanta pace subì un’inspiegabile mutazione.

Intervenne un’energia esterna che produsse cambiamenti con lo scopo di indurre movimenti interni atti a determinare l’evoluzione.

Questo nuovo quadro dell’universo che veniva a comporsi, era originato da una distrazione della perfezione in essere che, non chiedendo null’altro da se stessa, tentava di sollevarsi dall’amorfismo totale in cui era caduta.

La mente geniale dell’universo aveva inventato il divenire come strumento da contrapporre all’immobilità dell’essere e per consentirgli la rottura della stasi, gli associò l’idea della qualità crescente dell’universo.

Capitò, quindi, che in paradiso un angelo diffondesse l’idea che si potesse diventare più buoni di quanto già si fosse. Propose una bontà dinamica, non statica e quindi, non definitivamente acquisita.

L’implicazione che seguiva era tremenda: si introducevano un grado alla bontà e l’accettazione di processi in divenire che qualificava l’essenza in una scala infinita di valori.

Pensare, per esempio, che l’assoluto sia un fotogramma del relativo, è come dare dello stupido alla ragione.

Figuratevi di stare dietro l’obiettivo di una telecamera e di riprendere da lontano su una collina, un treno in corsa.

La sensazione del treno in movimento è chiarissima e contestarla sembrerebbe pazzia. 

Cercate, ora, con uno zoom mentale, di continuare a riprendere il treno, prima avvicinandovi ai finestrini e poi entrando nel suo interno. 

Avrete nuovamente chiarissima l’idea di essere fermi e di osservare gli arredi del treno. 

Spostando l’attenzione sull’esterno del treno, non vi stupirete assistere a un mondo che si muove rispetto a voi. 

In questo momento ospitate due idee diverse e contemporaneamente vere: siete fermi nel treno e contemporaneamente vi muovete con il treno. 

Tutto lo scenario ottiene il plauso dalla ragione, solo perché, nulla appare ingiustificato rispetto a ciò che si conosce. 

Nascondendo parte della dinamica, non avrei mai potuto darvi due idee opposte ma ugualmente valide, senza essere giudicato pazzo.

Capirete, ora, perché l’angelo suscitò tanto scalpore in paradiso. 

L’idea appariva assurda anche perché era partorita da una mente eccelsa, come quella di un angelo. Si dovette ammettere la rottura dell’anima buona, nella forma di pazzia delirante.

Il paradiso si trovò in una situazione imbarazzante.

In mezzo a tantissima brava gente, girava un pazzo.

Per la salvaguardia della pace celeste, fu presa una grave decisione.
L’angelo impazzito doveva ricredersi e sperimentare su se stesso gli effetti della sua teoria. 

Fu mandato su un pianeta chiamato Terra e spogliato delle qualità celesti, fu immerso in un corpo decadente nel tempo ma rinnovabile attraverso la propria riproduzione. 

A questo angelo gli fu assegnato il nome di uomo.

Sono passati milioni di anni e il divenire è stato la bandiera di quest’uomo. 

Ha sperimentato l’evoluzione della specie come frutto di scelte conforme all’ambiente con cui si è dovuto misurare per assicurare la sua riproduzione.

Giunto nell’anno 2015, ha capito che il divenire è un luogo che si attraversa senza poter dimorare. 

Non abbiamo né tempo né spazio per la ragione. 

L’uomo è troppo occupato a sopravvivere per adeguarsi ai mutamenti. 

Non c’e modo di sperimentare il brio e la fantasia senza rischiare la propria sussistenza.

Vede le piante completamente tese a riprodursi; vede gli animali sfortunati compagni di viaggio; vede se stesso nascondere i propri limiti e suffragare ombre di verità giustificate da una logica oscillatoria vestita con paraocchi uniformati, riconosciuti come scienza.

Di rado e furtivamente, qualcuno chiude gli occhi per aprire la porta dell’incredibile, dell’indifferenziato, della non ragione e vola dove non esistono regole, patria della creatività.

In tali occasioni si entra in un mondo vibrante, senza memoria, completamente estraneo a quello vegetale. 

È pericoloso indugiare, poiché si è trascinati lungo un sentiero di non ritorno che conduce alla pazzia.

La riproduzione del genere umano a dismisura è un tentativo per mantenere costante la probabilità di far riconquistare il paradiso all’angelo impazzito.

Passerà chissà quant’altro tempo prima che si impari ad attingere a piccole dosi quella pazzia, motrice di tutte le idee dell’universo.

Fino allora, ricordando ciò che ha già detto Carl Gustav Jung, non saremo mai padroni di noi stessi!

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