venerdì 18 settembre 2015

Get a move on - atto finale






La vita di una persona attraversa innumerevoli intervalli vuoti in cui si consuma il tempo attendendo qualcosa, riposta in un futuro completamente oscuro alla ragione e avvolta in una ipnotica speranza illusoria.

Si finisce per lasciar scorrere il tempo in modo inutile e vivendo realmente soltanto quei pochissimi momenti a cui appendere il significato ultimo del nostro respirare. 

Camminiamo imitando i ciechi nel battere il bastone per riconoscere gli ostacoli, pur avendo occhi buoni. 

Inconsapevolmente, viviamo per nutrirci, litighiamo per affermarci, lavoriamo per accumulare lo stesso danaro che spendiamo in frivolezze. 

In definitiva, consumiamo il tempo vita in attesa di godere qualcosa che in alcuni casi non arriva mai.

Ciò che conta realmente è sempre lì davanti ai nostri occhi e alla portata di tutti. 

Purtroppo, fantasiose barriere psicologiche dividono e classificano idee per aggettivare in modo presunto ed egoistico qualunque realtà.

Le cose importanti sono sempre le più semplici e si rivelano a dimensione umana. 

Sono i sorrisi, le buone maniere, il rispetto reciproco, il senso dell’amicizia, la sensibilità dei sentimenti e in ultimo, l’amore.

Purtroppo, porre l’attenzione di queste “cosette” ci si vergogna, così le riserviamo per il privato. 

Ecco che togliendo le ore per il sonno, il tempo del lavoro e stanchezza permettendo, i momenti per vivere le “cosette” si riducono a pochissime occasioni. 

Allora, ci si riscopre vecchi e incapaci di comunicare con i giovani quando senza molto allenamento, proviamo a vivere come si dovrebbe.



“Get a move on” è stata una opportunità per tutti i partecipanti a uscir fuori dai binari della consuetudine e della formalità istituzionale e a ricordare a tutti noi che l’allegria, il gesto simpatico, la solidarietà comune, lo sguardo amichevole, una parola dolce, sono strumenti da usare sempre se vogliamo una vita intensa di emozioni e che valga la pena di vivere.



Tutti i ragazzi sono stati eccezionali, compresi i più vivaci che forse hanno mostrato meno la museruola omologante della società normalizzata.

Per quanto mi riguarda e credo di interpretare anche i sentimenti dei miei colleghi, questa esperienza mi ha riempito di spirito umano, concedendomi vivere venti giorni in assoluta distensione e sempre con il sorriso ospite fisso sul mio viso.

Grazie a Rita, Maria, Emanuele, Emanuela, Sergio, Davide B., Davide F., Nicolò, Matteo, Giovanni, Domenico, Francesco, Vincenzo Salvatore, Corrado, Mauro, Mirco, Andrea.

Abbiamo condiviso tempo, spazi e consumato nel modo migliore il tempo vita.


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