giovedì 16 luglio 2015

Internet of Everything (2)




Internet of Everything  (IoE) diverrà come il nostro sistema nervoso centrale, capace di:

· Gestire ed ottimizzare servizi (Internet of Process).
· Far comunicare e interagire persone in luoghi diversi (Internet of People).
· Diffondere, scambiare, utilizzare informazioni (Internet of Data).
· Rendere disponibili e condividere risorse dislocate ovunque (Internet of Things).

Da uno studio effettuato da CISCO, si stima che nel prossimo futuro, il 99% degli oggetti attualmente in uso, saranno connessi alla rete. 

Per esempio, orologi, occhiali, dispositivi medicali, rilevatori di temperatura, di traffico, di posizione, controllori di domotica, di robotica, casellari informativi, sensori meteorologici, sismici, e tanto altro ancora.

Secondo le stesse ricerche, a giugno del 2012, ci sono stati soltanto 2,4 miliardi utenti di Internet e cioè il 34% della popolazione mondiale.

Sebbene il numero delle connessioni possa apparire strabiliante, questo corrisponde soltanto all’1% di tutto ciò che è possibile collegare.

Attualmente, molti oggetti non sono collegati alla rete perché, o non li consideriamo necessari o convenienti.

Mi riferisco, per esempio, a tutti gli oggetti di cucina, pulizia e sicurezza della casa, igiene personale, supporto al learning, tutti quelli legati al divertimento e alla sfera personale.

Inoltre, occorre pensare all’oggettistica industriale, all’infinità di sensori applicabili in tutti campi e in ogni parte del mondo.

Insomma, un campo applicativo straordinariamente grande che, se considerato “informatizzato”, avremmo una rete realmente globale, dove il singolo individuo ha tutte le possibilità di vivere il sociale comodamente e nel vero senso della parola.

Altman, un discepolo di Freud, era convinto che tutti i guai dell’individuo derivassero dall’insuccesso della sua integrazione nel sociale.

Soltanto questo rilievo ci dovrebbe far ben sperare in una società migliore.
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