mercoledì 8 luglio 2015

HandShake





HandShake, dall’inglese, significa stretta di mano. 

Esso è un termine usatissimo nella comunicazione tra sistemi automatici.

Solitamente quando ci stringiamo la mano, quasi involontariamente compiamo delle oscillazioni.

I due amici si alternano nel far forza. 

In questo modo si dichiarano complici e si assicurano vicendevolmente di essere vivi e pronti allo scambio psicologico.

Una stretta di mano senza oscillazione è formale e inutile. 

Potrebbe essere sostituita con la frase: “Ti saluto, ma non interessi più di tanto!”.

La stretta di mano potrebbe essere: molliccia (fai finta che non ci sono), a grilletto (ho fatto il mio dovere), a mezza mano (non ti conosco, scusami), alta rispetto al corpo (per ora non ti conosco, stai alla larga), bassa rispetto al corpo (non sembri cattivo).

Coloro che si stringono la mano, si dichiarano apertamente e manifestano le loro qualità o paure interiori. 

In altre parole, preparano uno scenario indispensabile per far partire un colloquio.

Diciamo che si apre una fase di sincronizzazione.

Il più debole si adegua al più forte, come il discepolo al maestro.

Il seguace si adegua al suo leader, come il condotto al conduttore.

Non c’è ex equo poiché siamo diversi per nascita.

Se ci pensate bene, troverete sempre qualcuno migliore e qualcun altro peggiore di noi (per fortuna!).

La differenza tendente a zero rende elettrizzante, interessante il colloquio.

La differenza tendente all’infinito, fa tendere ad abortire il nascente dialogo.

Quando un colloquio interessante parte, si assiste allo spettacolo della natura umana.

Il conduttore dichiarato diventa condotto dall’interesse dell’ascoltatore.

L’ascoltatore attento, impone i ritmi a chi parla.

Chi parla mediante le pause, capisce di essere seguito.

Segnali di sincronizzazione arrivano da cenni del capo, consensi verbali o intercalati, posture corporali. 

Tutti questi segnali indicano a chi parla, come sta procedendo il dialogo.

Da questi, si capisce se deve accelerare, perché sta dicendo cose banali o se deve rallentare, perché richiede riflessione.

La durata delle pause è una modulazione della trasmissione. 

Si stabiliscono i momenti precisi per lo scambio dei ruoli. 

L’alternarsi nel parlare e nell’ascoltare avviene con una fluidità incredibile.

I due sistemi comunicanti si dicono efficienti.

Consumano nel migliore dei modi il tempo vita.

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