sabato 4 luglio 2015

Cronaca di un esame di Stato (con ETT)




Quando sono solo, mi trovo in compagnia di me stesso. Non pensate che sia un gioco di parole, perché coloro che si sentono veramente soli, hanno perso la propria anima con cui dialogare. Senza la compagnia della propria anima non esiste nessun’altra persona così disponibile ad ascoltarci e capace di stimolare emozioni.


Per mia fortuna, oltre all’anima, dispongo di un inusuale compagno di dialogo che ho chiamato ETT: un extraterrestre che stenta a capire le abitudini umane.


Nei miei momenti di malinconia questo mio amico mi sostiene, richiamando quelle emozioni che restituiscono il senso del mio respirare. Ognuno di noi dovrebbe nascondere una sveglia emotiva, pronta a strombazzare appena la “normalità” della vita quotidiana ci assopisce. 


Senza le emozioni, tutti i giorni sono uguali, sovrapponibili, sono punti di una circonferenza che dicono di avere compiuto infiniti giri, che faticano a distinguersi, finendo per dichiararsi coincidenti. I due punti traducono la loro esistenza in eventi teorici per i quali hanno compiuto giri fuori dalla consapevolezza e quindi, dalla certezza di averli effettivamente compiuti.    



LUIGI: Ci sei, amico extraterrestre?



ETT: Sì, sono accanto a te, sempre pronto ad ascoltarti.



LUIGI: Tu sei di gran conforto, giacché noi umani siamo attenti ai bisogni personali e distratti a quelli degli altri.



ETT: Attento, non partire parlando male della tua stessa specie!



LUIGI: Non sono così ipocrita da nascondermi dietro le parole.



ETT: Avanti, dimmi cos’altro è successo.



LUIGI: In particolare, nulla di straordinario. Forse è proprio questo che mi preoccupa. La società umana tende a un lento degrado. I valori di un tempo si annebbiano o si dissolvono per far posto ai nuovi.

Il rapporto interpersonale si restringe alla propria famiglia. L’ambiente naturale è continuamente minacciato. Interessi occulti si moltiplicano.  L’egoismo allarga le proprie frontiere.

Dove finiremo, procedendo con questo passo?



ETT: Mi rendo conto che non sei allegro come al solito.

Per distoglierti, prova a raccontarmi come hai vissuto gli esami di stato quest’anno.



LUIGI: Intanto, questa volta ho deciso di allontanarmi da casa di una sessantina di chilometri.

La fame fa apprezzare anche minestre riscaldate.



ETT: Intendi dire che per necessità fai scelte che normalmente non faresti?



LUIGI: Esattamente!

Però, credo di essere stato fortunato, perché ho trovato una commissione con pochi alunni da esaminare e un cast di colleghi eccezionale.



ETT: Non vuoi abbandonare ancora quella tua tendenza adulatrice?



LUIGI: Esagerare in certi casi fa anche bene!



ETT: Sì, è vero! Rischi, però, di apparire ipocrita.



LUIGI: Chi mi conosce, sa che non lo sono.

Posso dire con certezza che non indugio mai a mettere zucchero anche quando non serve.



ETT: Allora, dimmi che cosa ti ha entusiasmato.



LUIGI: Beh, ci sono tante piccole cose che compongono un quadro piacevole, per esempio, la sottile ironia di Armando, La delicata formula dubitativa di Gaetano, il cuore generoso di Giulia, la signorilità di Margherita, la gentilezza di Anna Maria, la praticità di Fabio, La discrezione di Daniela e Antonio, la premurosa presenza di Michele e infine, il rigor gentile di Francesco.



ETT: Mi hai elencato solo pregi. Niente difetti?



LUIGI: Tieni conto che i miei colleghi leggeranno questo nostro discorso ed è norma che nei convivi intellettuali eventuali i difetti diventano non pregi e così, perdono il diritto a essere nominati.



ETT: Un’ottima manovra politica! Comunque, non perdere tempo, inizia a raccontare con dovizia di particolari questa tua nuova avventura.



LUIGI: Questa esperienza è iniziata leggendo il mio nome nell’elenco dei commissari nominati in una scuola a una sessantina di chilometri da casa. Un misto di mascherata sorpresa e finto disappunto ha colorato la mia reazione alla notizia.



ETT: Credo di intuire il motivo che sta alla base di questa rappresentazione di te stesso.



LUIGI: Ebbene, sì! Il motivo si ricollega sempre a quei maledetti soldi che non bastano mai! 



ETT: No, ti prego! Non è il caso di ripetermi il solito sermone degli insegnanti mal pagati!



LUIGI: E’ terribile ascoltare questo tuo ammonimento. Ormai anche gli extraterrestri si sono annoiati ad ascoltare le stesse, antiche insoddisfazioni dei docenti della scuola pubblica italiana.



ETT: Non ti deprimere Luigi. Devi convenire sul fatto che se voi insegnanti non siete in grado di risolvere i vostri problemi come potremmo farlo noi extraterrestri?



LUIGI: Hai ragione, amico mio. Cercherò di sorvolare su questa questione, anche se è impossibile spostare l’aria senza accusare l’odore quando ci si muove intorno al torpido. 



Il 15 Giugno 2015 un gruppo di baldi rappresentanti del genere umano convengono in una struttura apparentemente multifunzionale e spartana. Arrivano con i propri mezzi, attraversando un viale soleggiato e sterrato, a tratti diroccato.



Il gentile e accogliente personale scolastico, premurosamente si propone a guida per instradare gli ospiti tra le braccia dei docenti membri interni della commissione.



Poveretti questi’ultimi, sono costretti a fare gli onori di casa essendo portatori sani del comune malcontento della categoria.



ETT: Non ricascarci con le rivendicazioni sindacali! Vai avanti.



LUIGI: Il presidente, come la regola vuole, è già lì! È pronto per essere esaminato dei suoi stessi commissari.

Se in quei momenti si potesse entrare nei loro cervelli, non sarebbe difficile leggere:

“Speriamo che non sia il solito matto legato alla sua funzione!”.

“Speriamo che abbia le idee chiare e che non ci faccia perdere tempo con le sue fisime!” .

“Speriamo che ci faccia finire quanto prima possibile!”.



A questo punto, i primi segnali che giungono sono importantissimi per alleviare lo stato di stallo emotivo.



Contemporaneamente, anche la mente del presidente è in agitazione. Lo sguardo fisso nella direzione che non punta a nessuno dei presenti, lascia immaginare il tipo dei pensieri che corrono su e giù tra il talamo e l’ipotalamo: “Spero che tra questi non ci sia qualche testa calda! Ho poca voglia di correre dietro le stupidaggini di qualcuno depresso!”.



La guerra sotterranea è partita!

Si trasformerà in una pacifica convivenza o in una dichiarata contrapposizione di “chi sono io e chi sei tu”?

Soltanto le ore successive potranno sciogliere il dubbio.



ETT: Nel tuo caso, come è andata?



LUIGI: Per fortuna esistono in convenevoli!



ETT: A cosa ti riferisci?



LUIGI: Noi umani usiamo uno strano rito quando ci incontriamo per la prima volta.



ETT: Cioè?



LUIGI: Ci avviciniamo, ci stringiamo la mano e con toni e sorrisi d’occasione, ci presentiamo annunciando il proprio nome. Tranne una sorprendente ricomparsa di qualche vecchia conoscenza, difficilmente si memorizza il nome del nuovo commissario.



In questi istanti ci si gioca il massimo della reputazione. Noi umani lavoriamo molto di fantasia. Il nostro cervello è eccezionale nel assemblare pensieri e giudizi immediatamente.



ETT: Attento, Luigi, stai denigrando la parte più importate del vostro corpo. Vi dite razionali proprio grazie al vostro cervello.



LUIGI: Magari, il cervello facesse sempre bene il suo lavoro!



ETT: Siete docenti e si dà per certo che il vostro cervello funzioni bene!



LUIGI: No! Non mi sono spiegato bene, ETT. Non intendo criticare i cervelli dei miei colleghi, voglio riferirmi a quella cattiva abitudine imposta dalla biologia che costringe il cervello a lavorare male.



ETT: Spiegati!



LUIGI: Siamo intelligenti perché siamo dotati di due risorse importanti per qualificarci come persone razionali e cioè, memoria e capacità di elaborazione. 

Quando il cervello lavora, si può dire che elabora (un po’ come fa la CPU dei computer). Durante l’elaborazione lo stesso cervello prende informazioni dagli occhi e dalle orecchie, le pasticcia e crea nuove informazioni raccolte in pensieri espressi a parole.


Il lato debole di questo sistema sta nel fatto che l’elaborazione è fortemente condizionata dalla biblioteca già esistente (esperienza). Questo mal vezzo è una consuetudine nella giurisprudenza. Ogni sentenza in un ambito nuovo fa da faro ai giudici che successivamente dovranno decidere sui casi simili.



ETT: Forse ti riferisci ai pregiudizi?



LUIGI: Anche quelli, ma non soltanto quelli! Credo che il nostro cervello sia sempre ansioso di darci una risposta sempre, comunque e immediata. E per perseguire questo obiettivo, trova più comodo attingere informazioni dai suoi lavori precedenti anziché valutare i nuovi casi, così come si presentano. 


Tenendo conto che gioia e dolori sono i binari imprescindibili su cui corrono i treni dei pensieri, il cervello non può non tenerne conto.



ETT: Probabilmente il tuo discorso è interessante ma faresti meglio a rientrare nell’argomento degli esami di stato.



LUIGI: Questa è una dimostrazione evidente della mole di fantasia che impegna la mente umana.



Riprendendo il discorso, la squadra dei commissari alla spicciolata si compone e si raduna in una stanza riservata per compiere il primo atto: l’insediamento.

In questa fase, si compiono le prime mosse che permettono di manifestare il carattere e lo stile di ognuno di loro.

Come in una partita di calcio, ecco una breve cronaca dell’incontro:



“L’arbitro fischia e la partita -Esami di stato- inizia! Siamo nello stadio ITIS di una scuola italiana.



Si affrontano, i commissari interni contro gli esterni. È un incontro di fine stagione ed entrambe le squadre appaiono stanche.



Dopo un lungo campionato pieno di risultati altalenati, il morale dei giocatori è molto basso. Anche le recenti disposizioni della federazione scuola sembrano aver disincentivato calciatori e tifosi.



Purtroppo per loro, questa partita si deve giocare.

Sono professionisti e per questo onorano comunque il campionato.



Resta almeno la consolazione del premio partita! Per gli esterni viene calcolato in minuti del tempo di trasferta, riferendoli alle proprie regole d’ingaggio. Gli interni invece possono contare sul gettone di presenza.  



 Le due squadre, dopo i primi minuti di studio, tentano i primi attacchi. Si nota subito però che non vogliono farsi male. A lento procedere, si scambiano la palla rimanendo praticamente a centrocampo.  



Questa volta, l’arbitro non ha un compito difficile. Appartiene anche lui alla stessa federazione e non ha motivo per non adeguarsi alla flemma generale.



La partita dopo i 90 minuti terminerà e il risultato sarà uno zero a zero.”



ETT: Caro Luigi, t’inventi pure la partita di pallone, ora?



LUIGI: La nostra vita è piena di partite e sfide. Per fortuna, dimentichiamo quelle che finiscono male e speriamo di ripetere quella che ci vedono trionfatori.



ETT: Questo dovrebbe essere un motivo in più per comportarvi bene reciprocamente.



LUIGI: Magari si riuscisse a mantenere sempre la coerenza tra ciò che si pensa e come si opera! 



Comunque, ritornando sulla cronaca scolastica, dopo aver individuato i martiri “segretari” e la vice-presidenza, giunge il momento delle carte. Bisogna visionare programmi, relazioni, attestazioni, documenti di classe.

L’entusiasmo dei commissari è da ricercare in luoghi lontani dalla stanza adibita alle operazioni commissione. Si parte subito con l’attività più importante in questa fase: la formulazione del calendario dei lavori. Ottimo antidoto alla noia incombente!



Tutti i commissari esprimono il desiderio di accorciare al massimo la durata della sofferenza. Non c’è nessuna contrarietà, ma soltanto solidarietà spinta fino all’auto-castigo. Si decide che in alcuni giorni la commissione lavori fino alle 16. 


Il primo giorno dei lavori si chiude con l’illusoria prospettiva di evitare la prosecuzione dei lavori nel dì successivo.



Ed ecco che nel fatidico giorno libero, il presidente, imitando il re Carlo Alberto di Savoia, famoso per i suoi tentennamenti, angustiato da un terribile dubbio emerso dalla sua subcoscienza, intuisce che qualche documento non rispetta la forma e riconvoca tutta la commissione anche per il giorno dopo.



Credo che non sia lecito riportare in chiaro ciò che, crittografato, girava tra i pensieri dei commissari esterni.



Ad ogni modo, quando gli umani sono di qualità, anche un convivio obbligato si può trasformare in un’occasione divertente per consumare il prezioso tempo vita. Sono queste le occasioni in cui Armando e Fabio prendono la scena e con la loro ironia divertono la compagnia.



Caffè, cappuccini, cornetti e dolci sono ospiti fissi. Aiutano a sopportare la noia degli atti burocratici e sono catalizzatori di un’incipiente empatia caratteriale. Non sono di secondo piano le dolcezze femminili di cui la commissione annovera in buona quantità.



Ho ancora negli occhi lo stile mondano di Anna Maria, la squisitezza di Giulia, il sorriso accattivante di Margherita e in coda, ma non meno importante, la delicata Daniela.



ETT: Non fingere, Luigi! Sanno tutti della tua debolezza per le donne.



LUIGI: E’ vero, com’è anche vero che è stato facile sintonizzare armonia di pensiero e simpatia relazionale.



ETT: Le prove scritte come sono andate?



LUIGI: Esattamente come ogni anno! Si rinnovano le stesse pene per i ragazzi e le stesse grazie dei commissari vigilanti! Insomma, tutto come un film già visto.


Si potrebbe raccontare di qualcuno che non ricorda la data della festa della Repubblica Italiana, di qualche altro che è costretto a relazionare su qualcosa che non conosce, compreso la lingua inglese. 

Ci sono, purtroppo, studenti che vivono male l’esame. Si sentono oppressi da una responsabilità che non può cancellare lacune non tutte derivanti dalle proprie incapacità.



ETT: Il sistema scolastico sempre sotto accusa, vero?



LUIGI: Infatti, un famoso detto dice “La lingua batte dove il dente duole”.

Ti riporto a proposito, uno sfogo di uno di quei meravigliosi ragazzi.



<Arrivati all’ultimo anno, ci si sente, ormai spesso, sentir dire: “Questi sono gli esami di MATURITÀ?!”- “ Ci sarà un colloquio orale, non è ammissibile sbagliare” - “ Dovete presentare davanti ai commissari esterni il vostro grado di maturità!” Una volta terminato tutto, sarete persone mature”- “Sarete messi sotto pressione, dovete far vedere quanto valete, per questo si chiama esame di maturità”.


Chissà perché, voi professori, ma ancor più voi Italia, vi ostinate a tenere ancora in vita il concetto di “Esame di maturità”.

È impensabile pensare che un colloquio orale (e scritto), dimostri se, Io Persona, debba essere matura, incalzandomi un numero come voto finale per dimostrare quanto valgo.



Non tutti, messi sotto-pressione, riescono a mostrare la loro bravura e le loro abilità, anzi, neppure i “migliori” ci riescono.



L’esame di maturità, soprattutto quello orale, è una convenzione fine a se stessa, perché è un lavoro atto ad accontentare i membri della commissione, a cui importa tutto meno che dello studente, non per mancanza di rispetto, ma perché in tempi di crisi qualche centinaio di euro di “bonus” può solamente giovare, e come biasimarvi.



Pochi sono gli Umili che lo fanno perché amano il proprio lavoro e la scuola, pochi, ma ci sono.



Prove scritte in cui non puoi alzarti per andare in bagno, se non per casi urgenti e dopo le 3 ore (e nemmeno un minuto nella terza prova), manco fossimo dei deportati nei Gulag. Va contro ogni dignità e legge morale, ove i diritti di una persona sono calpestati. Dove una persona, a causa di tensione, ansia e spesso pressione, deve essere etichettata come mediocre perché non ha saputo esporre un percorso studiato e ristudiato (e questo dice tutto).



Se per voi, Italia, questo significa “maturità”, allora questi esami possono tranquillamente prendere il nome di “ESAMI DI IMMATURITÀ”, altro che “Buona Scuola”!



(PS - Non provate a dirmi che il voto finale è solo un numero. È solo quello che ci spinge a fare ogni giorno sempre di più. Se si combatte per vincere nulla, allora non si combatte affatto)>



ETT: Caspita, Luigi! Questo, più che uno sfogo, è una denuncia di sistema scolastico che non funziona. Oserei dire, un attentato al buon lavoro dei professori.



LUIGI: Ecco, caro amico, questo è il motivo che mi rattrista quando mi ritrovo a parlarti della scuola italiana e delle condizioni in cui i docenti sono costretti a lavorare.

Una grande consolazione deriva da quei ragazzi brillanti di luce propria, capaci di renderci orgogliosi e farci camminare attraverso campi minati, mantenendo dignità e piacere per il nostro lavoro.



ETT: Ed è questo l’aspetto più bello di voi umani!

Orsù, Luigi, abbandona l’umor triste e vai avanti con il tuo racconto.



LUIGI: Anche nei giorni delle correzioni, la commissione trascorse il suo tempo nella lettura dei compiti e attribuzioni di voti. Operazioni facili per i commissari interni poiché conoscitori degli attori; arduo, invece, è il compito per gli esterni.

Il loro dilemma, in questi casi, è sempre lo stesso: essere pragmatici e giudicare rigorosamente o comprendere, sorvolare e adeguarsi alle illuminazioni del curriculum scolastico? 


Ogni commissario esterno risolve il proprio dubbio addormentando a turno cuore e cervello.



In questa diatriba, caffè, cornetti e focacce, hanno contribuito a mantenere una buona serenità, sempre sostenuta da una biologia in perfetto stato e da una psicologia bagnata da sorrisi e gentilezze.



Giunsero i giorni degli orali. 


Probabilmente, è questo il tempo del rapporto umano più intenso che si sviluppa tra i maturandi e la commissione.


Per i commissari esterni, i voti assegnati precedentemente cominciano a prendere un volto e un’anima. I commissari interni diventano premurose interfacce e l’orologio si erige a comandante delle operazioni. 


Il presidente dall’alto della sua carica istituzionale si divide tra il formalismo della verbalizzazione e la supervisione alla corretta prosecuzione della sessione d’esame.



Personalmente, mi ha ricorda il capitano Achab di Moby Dick, costretto a dimenarsi tra i rigori del suo equipaggio e il sentimento verso la balena bianca.



ETT: Ti è apparso così furioso il presidente?



LUIGI: Noooo. Il presidente è un’amabile persona!

A prima vista sembra un pulcino caduto dal suo nido. Se non fossero le bretelle a tenerlo dritto e sicuro, si potrebbe temere per una precaria stabilità della sua esile figura.



Probabilmente, il poco che mostra fisicamente è compensato dal molto che porta nella sua anima. Quindi, oltre lo sgancio delle bretelle, nessuna minaccia è possibile che giunga dalla sua persona.



Il paragone con il capitano Achab devi interpretarlo nel senso buono.


Il presidente aveva bisogno di seguire a tempo pieno il colloquio dei ragazzi ma appariva abbastanza evidente il suo pragmatismo verso l’aspetto burocratico. 

Ovviamente, sempre sostenuto dalla generosità delle sue segretarie per le quali ammetto una sottostante gelosia.



Per non accusare nessun senso d’inferiorità braccavo la vice-presidente, Daniela. Mi consolavo gustando la sua compagnia e costringendola a parlare in inglese, dell’inglese; mi era impossibile parlare d’altro. Sarebbe stato come essere ghiotto di dolci e rimanere indifferenti in una pasticceria.



ETT: Probabilmente, anche gli esaminandi hanno subito l’influsso della tua passione!



LUIGI: Puoi esserne certo! Purtroppo, in alcune occasioni, ho dovuto frenarmi per non infierire sul loro amor proprio e far emergere la scarsa vocazione per la lingua straniera. 


Devo confessare che mi fa tanta rabbia assistere a colloqui dove è evidente la capacità del ragazzo mentre sono malriposti interesse ed entusiasmo per un veicolo di comunicazione così importante.



ETT: Le tue passioni non possono essere di tutti. Dovresti saperlo!



LUIGI: Già! Per fortuna c’è stato qualche candidato che miracolosamente parlava in inglese. Ahimè, ciò che sarebbe dovuto essere la normalità, si è rivelata eccezionalità.



ETT: Penso che tu abbia raccontato abbastanza. Vorrei soltanto che mi facessi una brevissima presentazione dei partecipanti a questa avventura. 

Dovendo riferire tutto ai miei superiori, ho la necessità di portare le emozioni umane che rappresentano il punto centrale su cui ci stiamo concentrando.



LUIGI: Come potreste voi extraterrestre intuire le emozioni umane. Queste fanno da contropartita a un sistema imperfetto del singolo umano che dura al massimo un centinaio di anni. 


Le emozioni danno il senso e la misura alle nostre esistenze; sono i sensori che ci aiutano muoverci in un’area volutamente trafficata, evitando le possibili dolorose collisioni.



ETT: Non esagerare con i tuoi preziosismi!

Non è vero che state cercando presenze intelligenti nell’universo?



LUIGI: Certo! E con questo?



ETT: Significa che non bastate a voi stessi, nonostante l’autocelebrazione della miscela corpo, mente e anima.



LUIGI: Vedo che anche voi extraterrestri peccate di permalosità.



ETT: Ti sbagli!

Il tuo giudizio è desunto dalla distaccata traduzione soggettiva, su cui io non posso intervenire.



LUIGI: Va bene, lascio a te l’ultima parola in questa questione e concludo il mio racconto nel modo che mi hai suggerito.



Qualsiasi esperienza modifica l’animo umano. Ogni singolo atto, ogni piccola parola, sono parti di un complesso mosaico che si compone con il contributo di tutti i partecipanti.


Stare insieme a gente matta si diventa matti, acquisendo e poi condividendo la stessa malattia, ma stando da soli s’impazzisce di una malattia che è soltanto la propria. 



Sono stato bene tra amici che per etichetta, ho chiamato commissari e presidente.


Sono stato tra uomini e donne, umani. Non so se potrai capirmi, ETT, quando parlo di sentimenti e di cuore. Queste cose non appartengono all’apparire sono dell’essere e si notano negli sguardi, nelle movenze, nelle pause e nelle inflessioni di voce. Tutto si miscela in ciò che è il rapporto umano.



Ho apprezzato la bontà d’animo di Armando che usa l’ironia su se stesso come carezza all’animo di chi gli è vicino. Questo buon amico dallo sguardo basso, porta con sé il frutto di antiche battaglie, non tutte vinte ma sicuramente sarà vincente l’ultima. 

La professionalità gli appartiene e fa dei suoi limiti stimoli di crescita. E’ capace di arrampicarsi sugli specchi per rincorrere la propria immagine cercando di migliorarla. Parlare con Armando ci si sporca della sua farina preziosa.



Ci sarebbe molto da dire sul conto di Fabio che come attore esperto ha gemellato con Armando, portando clima di allegria in attività poco creative. L’ironia di Fabio è quella a tocco di fioretto: attacco di punta con ferita a guarigione immediata. 

Mi ricorda Peter Pan e il suo pensiero felice, necessario per volare e combattere il cattivo pirata ossessionato dagli orologi. Guidato da una razionalità speculatrice, è un ottimo esempio dell’ottimizzazione dei tempi umani e della pratica di rispetto. Ho contato almeno tre volte il suo esordio nelle proposte di commissione con la classica frase: “Siamo in democrazia?”.



Contrariamente a Fabio, Antonio ha occupato il posto del taciturno pacifico del gruppo. Leggevo nella sua mente: “Non parlo non perché non ho nulla da dire ma per risparmiarvi di ascoltare parole già dette”. La tranquillità d’animo è la virtù dei forti di spirito. 

Antonio usa le parole per quello che servono senza fronzoli. Non so dirti perché ma osservando il suo placido essere, mi girava in mente il detto: “Sotto la fredda cenere si nasconde l’ardente fuoco”.



Un altro uomo di poche parole è stato Francesco. Inconfondibile è il suo stile, fondato sull’estrema cortesia, grande discrezione e nobiltà d’animo. Conforme alla disciplina che insegna, ha mostrato ordine, precisione e ubbidienza alla logica pre-programmata degli esami di stato.

Francesco ascolta molto e pensa molto, esattamente come un programma in ROM, sempre attivo. Sarà un caso, ma il suo cognome calza perfettamente col suo stile di rapportarsi al prossimo.



Il più giovane degli uomini della commissione è stato Michele, un uomo polivalente, in cerca del volano per prendere velocità. Sempre disponibile e accomodante, trasforma i suoi modi di fare in fuochi di simpatia. Come tutti i tecnici, predilige operare piuttosto che parlare.



Di Gaetano si potrebbe scrivere una biblioteca. Si approccia attraverso i suoi occhiali con timida e reverente postura. Sperando che non perda altri chili di peso, la sua trasparenza lo rende quasi un fantasma. 

Lo stile anni trenta del suo abbigliamento, giustifica ogni altro accessorio che lo riguarda, cominciando dalla penna stilografica e finendo alla nera cartella old-fashoned.



Sorprendentemente è un professore di geografia, disertore della laurea in lingue. Sono evidenti le sue doti attinenti alla fede burocratica. Ho scoperto che si diverte a fare il vicario. 

Poveretto, io vedo in lui il Cireneo, l'uomo che, secondo quanto riportato da tre dei quattro Vangeli, fu obbligato dai soldati romani ad aiutare a trasportare la croce di Gesù, durante la salita al Golgota per la crocifissione.



ETT: Non ti sbilanciare troppo, Luigi. Dopotutto, è sempre il presidente della tua commissione!



LUIGI: Hai ragione, ETT. In ogni caso, posso contare sulla sua equilibrata bontà d’animo per essere sicuro che accetti il mio umorismo.



Beh, credo che ora mi tocchi parlare delle donne della commissione,

Trovo imbarazzante individuare la preferita, ma conto sul tuo acume per scoprirla, leggendo tra le mie parole.



ETT: Non t’illudere, perché sono certo di averla già individuata!



LUIGI: Ti lascio alle tue certezze.



Inizio subito a parlati di Margherita, una donna decisa e capace di dirti di tutto con il sorriso perenne sulle labbra. Questa qualità, io non la considero cosa da poco. Personalmente, ho provato questo atteggiamento, cioè a parlare mantenendo il sorriso fisso. 

Ti giuro che è faticosissimo! Immagina che i clown per evitare lo sforzo continuo, il sorriso lo disegnano sul viso con il trucco. In questo modo possono mostrarsi continuamente sorridenti pur essendo arrabbiati. 

L’aspetto più marcante di Margherita, sta nel fatto che al sorriso aggiunge una signorilità dei modi unica. Credo che lei abbia un’arma letale per dissuadere e disarmare i suoi avversari.



La seconda donna che mi ha impressionato è stata Anna Maria, merita il titolo di miss eleganza in commissione, non soltanto per i vestiti che ha mostrato, quanto per il garbo dei movimenti e la dedicata attenzione alle parole dei suoi interlocutori. 

Accompagnata dai suoi occhiali da sole, ha svolto con cura i suoi compiti di segretaria, nel senso più generale della parola. Una nota di merito è da rilevare, visto l’enorme successo che ottiene con i suoi alunni. Chissà se per qualcuno di loro è stata l’esca traditrice per il disinnamoramento dalle materie tecnico-scientifiche.



Parlandoti di Giulia, non posso evitare mostrare il mio pieno apprezzamento dei suoi vivaci e rotondeggianti occhi matematici. Giulia personifica il giusto connubio tra l’essere contemporaneamente professoressa e mamma. 

Riesce a far convivere la rigorosità della matematica con la flessibilità della sua comprensione. Lega i suoi alunni con un filo sempre teso ma non troppo, capace guidarli come fa un locomotore con i suoi vagoni. 

I suoi rapporti con il prossimo trasudano di generosità e correttezza. Insomma, può ambire al titolo di professoressa ideale.



Resta da descrivere l’ultima donna della commissione, Daniela, lasciata per ultima soltanto perché insegna la mia materia preferita. 

È facile intuire che si tratta di una donna discreta e buona come la panna. Non ama porsi in primo piano e questo, forse, per il gusto di essere scoperta e apprezzata lentamente come si fa con un caffè bevuto a piccoli sorsi.  



Concludo, presentando me stesso come un professore che insegna una disciplina tecnica ma che spesso va in esilio, dedicandosi a ben altro. 

Amante degli affari di cuore, poeta e letterato mancato, ha voluto omaggiare la commissione con questa piccola cronaca che ha avuto un unico obiettivo, donare un po’ della personale sensibilità e cercare sempre il sorriso come trampolino di lancio nei cuori del prossimo.



ETT: Ti confesso che mi ha fatto molto piacere assistere a questa tua ennesima avventura.

I tuoi amici non mi vedevano, ma io aleggiavo e chiacchieravo con te anche durante i colloqui.



Nella galassia, dove tornerò, porterò la foto dell’intera commissione.


Parlerò di loro ai miei simili e per un certo numero di megacicli temporali, i tuoi amici saranno personaggi studiati, discussi e ammirati sul mio pianeta.



Mi auguro che,  in una delle prossime notti serene, alzando lo sguardo al cielo, ognuno di voi possa leggere il proprio nome disegnato con le stelle.



Ciao a 



Gaetano, Francesco, Armando, Fabio, Giulia, Anna Maria, Daniela, Margherita, Marta, Michele,

Antonio,



Un extraterrestre, incapace ai sentimenti, tenta di onorarvi.

     

 
Posta un commento