giovedì 23 luglio 2015

Bilancio di un Dio



 

Al termine della vita terrena, il buon Dio chiama a raccolta le anime. 

Ognuna deve raccontargli qualcosa a riguardo dell’esperienza vissuta. 

Il Creatore, in perenne dissidio tra la monotonia della perfezione e le approssimazioni della materia, cerca nuovi elementi per rendere perfetto il funzionamento dell’imperfetto.

Subito dopo la morte, le anime attendono di conferire e magari, per lamentarsi di qualche suo insuccesso.

Di seguito riporto la testimonianza post-mortem di alcuni esseri viventi:

Anonimo (un bambino morto per aborto procurato): Signore, ho poco da raccontarti. Mi è parso di capire che mi hai mandato in un posto dove ero inopportuno. 
Sentivo piangere e urlare ancor prima di nascere! 
Ti giuro, però che non fatto nulla!
Ho provato molto dolore prima di venir da Te.
Se ho fatto qualcosa di male, ti prego, fammi capire come!

Abdul (bambino africano di 7 anni): Signore, sulla terra ci sono molti cattivi! Hanno violentato e ucciso mia madre. 
Mio padre, poverino, ora si trova in Italia in un campo di profughi.
Non m’importa di come mi hanno lasciato morire di fame e di stenti tra mosche e zanzare, vorrei che soltanto guardassi ai tanti papà e mamme dimenticati da coloro che comprano l’acqua minerale e fanno jogging per dimagrire. 
Li invidio, perché sono belli, puliti e felici.

Antonio (ex-imprenditore suicida): Scusami Capo, non vedevo via d’uscita. Il governo voleva soldi che non potevo dare. L’amore per la mia famiglia mi ha umiliato fino alla disperazione.
Che altro potevo fare?
Non sono un filosofo, né un saggio. Non ho avuto nessuno con cui confidarmi. 
Ho dovuto sempre sbrigarmela da solo ….. come ho cercato di farlo fino al momento in cui ho deciso di gettarmi dal balcone di casa.

Filippo (morto in carcere): Signore mio, che schifo di vita mi hai riservato! 
Nato da una coppia di genitori sbandati e drogati, ho conosciuto percosse e fame. Per vivere rubavo quello che potevo. Ero considerato il rifiuto della società e mi hanno messo in un carcere per riabilitarmi.
Assurdo! Come potevo riabilitarmi, vivendo tra coloro che erano peggiori di me?
Come potevo integrarmi tra coloro che senza conoscermi mi evitavano?
Mi dicevano che da morto sarei andato all’infermo.
Devi averne di coraggio per farlo!!!

Irene (donna morta, assassinata dal marito): Pesavo di aver sposato l’uomo dei miei sogni. Presto si è rivelato uno violento e arrogante. Ubbidienza e sottomissione non sono bastate!
Il mio corpo è lì: con le ossa rotte, gettato nel letto di un fiume secco.

Don Franco (sacerdote, morto per infarto): Signore, qui c’è tanto da fare!  
Oltre a una gran riserva di fede, servono molti soldi. 
Già! 
Qui, fanno la differenza tra vivere o morire e, se permetti, anche tra essere o non essere buoni cristiani.
Quello che possono fare i cuori generosi, è ben poco; sono gocce che cadono nel deserto che avanza. 
Serve qualcosa di più incisivo …. un po’ come hai fatto un paio di millenni orsono. 
Scusami la battuta, ma un secondo tuo figlio, aiuterebbe!

Un maiale (macellato in una catena di montaggio): Impietosi questi uomini! 
Mi hanno ucciso di dolore.
Vorrei che provassero loro la terribile sofferenza mentre ti sradicano i genitali e ti tranciano la coda dal vivo!

Una gallina (macellata dopo una parentesi di vita trascorsa immobilizzata in una gabbia a fare uova): Amico maiale, sappi che il tuo trattamento non è stato peggiore del mio! Mi hanno segato il becco, sbattuta contro una mole di ferro per potermi tagliare le ali senza che mi muovessi. 
Non voglio pensare ai piccoli pulcini, fatti cadere vivi in una tritatrice.

Una mucca (macellata per aver esaurito la produzione di latte): Anch’io, purtroppo, avrei molto da criticare i tuoi umani. Prima di morire mi hanno preso a bastonate di ferro, solo dopo l’inferno di dolore, mi hanno sparato alla fronte.

Una rosa appassita: Siamo esseri viventi anche noi, vero? Non si direbbe! Ci coltivano con schifezze di vario genere; ci fanno fiorire in fretta e poi ci lasciano morire lentamente in un vaso di fiori dimenticato.

Il signore, dopo aver ascoltato con tristezza quanto riferito, si rivolge a tutto il gruppo e chiede.

"Non c’è nessuno che è stato felice durante la vita terrena?"

Qualcuno, timidamente, risponde:

Un ricco industriale: Credo di aver ricevuto tutto dalla mia vita. 
Ho lasciato un impero economico ai miei figli. 
Peccato che sia durata poco!

Una donna nobile: Sono nata principessa ma nonostante tutto, non sono riuscita a capire che cosa mi mancasse per essere ancora più felice.

Una piccola donna, molto magra, appena distinguibile da lontano, timidamente aggiunge:

“Signore mio, non ho avuto mai tanto denaro, sono stata una curiosona e sensibile a rapporti tra le persone. 
Sono stata innamorata della gente umile e affascinata dei sorrisi di gratitudine dei bisognosi e dei deboli.
In ognuna di queste occasioni, sono stata veramente felice.
Il mio unico cruccio è stato quello di non essere stata sempre capace di trasmettere ai miei fratelli questo mio grande privilegio” . 

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