mercoledì 25 marzo 2015

Quanto conosco?



 
A scuola abbiamo imparato tantissime nozioni; abbiamo appreso concetti, significati e valori che ci hanno strutturato il pensare; ci hanno permesso di organizzare il pensiero secondo una logica utile per comunicare. 

Spesso ci viene in mente una domanda. Se dovessi fornire una misura del mio sapere, come potrei conoscere la quantità del mio sapere?

La sensazione comune è quella che ciò che potremmo sapere, è molto maggiore di quello che sappiamo, ma poiché non ci appare chiaro quello che sappiamo, ci troviamo di fronte ad una percentuale ricavata dalla divisione di un numero piccolo con uno grandissimo. 

Ovviamente, il risultato ci fa sentire molto imbarazzati. 

Il numero insignificante che viene fuori dalla precedente divisione, diventa gigantesco se lo confrontiamo con quello ottenibile (in modo presunto) dall’elaborazione effettuata sul nostro vicino/amico/collega.

La differenza tra quantità piccolissime rende uno di noi sapiente rispetto all’altro. Se tale differenza è sostenuta da titoli culturali e si riversa in libri/riviste/conferenze, si ufficializza tale sapienza e diventa scienza. 

L’applicazione del sapere si chiama lavoro. 

Un lavoro produce beni e/o servizi per altri uomini.

L’uomo che lavora ottiene gratificazioni materiali e morali.

Immaginate quanta più felicità ci sarebbe sulla terra, se la quantità di sapere sparsa su tutta l’umanità aumentasse di una quantità se pur minima.
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