domenica 28 settembre 2014

Quanto oro vale l'amore?



 
Si racconta di un uomo che aveva trascorso la sua vita raccogliendo oggetti di poco valore e di cui tutti si liberavano facilmente.

Un mattino svegliatosi all’alba, come al solito, decise di mettere in ordine il vecchio deposito dove immagazzinava la sua inutile collezione.

Una sorpresa era lì ad attenderlo!

Aprendo con difficoltà la decadente porta del deposito, e scardinata la finestrella incastrata nell’unico punto luce, vide con indicibile meraviglia, una montagna di oggetti in oro.

Forse, la sua quasi centenaria modestia, gli aveva giocato un brutto scherzo!

Fatto sta, che appena egli si strofinò gli occhi, prese in mano uno degli oggetti e lo osservò attentamente.

Era veramente oro!

L’iniziale commistione tra gioia e stupore, cominciò a sostituirsi a una leggera amarezza, poiché si chiedeva che cosa avrebbe potuto fare con quell’oro e quali altri piaceri avrebbe voluto dalla sua vita, ora che era ad un passo dalla morte.

L’uomo era rimasto solo, non poteva donare né a figli né a moglie.

Pensò allora di caricarne una parte in un sacco e visitare alcune famiglie per poterlo donare e aiutarle, qualora fossero in condizioni di necessità.

Il mattino seguente, s’incamminò con il suo prezioso carico verso la città e giunto nelle prime zone abitate, bussò alla prima porta che capitò.

Un occhio diffidente, attraverso lo spioncino notò il povero uomo con il sacco sulle spalle e senza dargli la possibilità di parlare, lo scacciò via a parole, gridando:

“Vai via, straccione, non abbiamo nulla da darti!”.

Queste urla avevano allarmato tutto il vicinato, così l’uomo decise che sarebbe stato meglio allontanarsi da quella zona e provare in un posto più modesto.

Vide una casa di campagna, si fermò e provò a bussare.

Nonostante continui tentativi, nessuno rispondeva.
“Le prime ore del mattino sono difficili per chi va a letto tardi!”, pensò il buon uomo e continuò il suo giro.

Passando davanti ad un’altra casa, sentì voci concitate:
“Forse, il mio oro potrebbe aiutarli a calmare gli animi e favorire un clima di serenità nella famiglia!”.
Bussò con mano incerta, indossando l’agitazione che presumeva esistere in quella famiglia.

La porta si aprì e prima che Egli potesse dire qualcosa, una faccia minacciosa domandò:
“Chi sei? Chi ti manda? Che cosa vuoi?”.

L’uomo, davanti a tanta irruenza, si fece così piccolo e a tono basso disse: ”Scusatemi se sono inopportuno, vorrei donarvi … …”.

Non finì la frase, che la porta si chiuse davanti a sé, intenzionalmente sbattuta.

Tristemente e un po’ impaurito, si diresse verso qualche altra casa.

Giunse nei pressi di un’abitazione poco curata e, fiducioso di poter compiere un gesto nobile, fece squillare il campanello.

Si sentì il cigolio di ruote che si muovano con irregolarità, infatti, all’apertura della porta, si trovò di fronte ad una donna seduta su una sedia a rotelle che, aspettando una visita, aveva dimenticato di anticipare l’apertura della porta con il classico “chi è?”.

L’uomo, si affrettò a tranquillizzarla e successivamente, ebbe modo di spiegare le sue intenzioni.

La donna, dopo averlo attentamente ascoltato, disse: “Buon uomo, il tuo cuore è così grande che non potrebbe entrare in questa casa.

Come vedi, stando seduta su questa sedia, non mi servirebbe tutto l’oro del mondo per riempirmi di gioia. Ti prego, non prenderla a male se t’invito a non lasciami il tuo oro, perché potrebbe procurarmi più guai che benefici. 

Chi mi accudisce, non verrebbe più con il sorriso e il piacere di farmi compagnia, ma con l’idea rubarmi più oro possibile”.

Il vecchio capì e dopo averla cordialmente salutata, si avviò in cerca di altri beneficiari del suo oro.
Poco più avanti si vedeva un casolare che forse, in tempi non molto lontani, doveva aver conosciuto un periodo di splendore. L’occhio esperto del vecchio, gli faceva notare la cura dei servizi connessi al casolare. 

Grandi scale di accesso ornate con figure scolpite su pietra; finestre con balconcini che un tempo, forse ospitavano piante ornamentali; lunghi corridoi invasi da erba incolta, che giravano intorno a ciò che era rimasto di panchine e cenacoli; una piccola casetta, cuccia di qualche cane non più ospite, erano testimoni di un periodo felice e concluso.

L’ometto pensò: “Chissà se il mio oro potrà far tornare l’armonia perduta!”.

Si avvicinò all’ingresso principale e non vedendo nulla che potesse far pensare a un campanello, batté con il pugno sulla porta.

Non passò molto tempo, che si udì una vocina: “Chi è?”.

Vecchio: “Sono un amico, vorrei parlare con il tuo papà”.

Bambino: “Papà è andato in cielo! Io sono con la mia sorellina e attendiamo la mamma. Non posso aprire agli sconosciuti”.

Vecchio: “Dov’è la mamma, ora? Vorrei attenderla qui fuori!”.

Bambino: “È dal signor Dantona, a servizio e torna per l’ora di pranzo. Dimmi, che vuoi dalla mamma?”.

Vecchio: “Spero di offrirle un dono, se vorrà!”.

Bambino: “Hai doni anche per noi?”.

Vecchio: “Il dono che farò a vostra madre, potrà esserlo anche per voi”.

Bambino: “Spero che il dono che le farai, non la faccia piangere più. Da quando papà è andato via, è sempre triste e si nasconde quando vuole piangere”.

Vecchio: “Come ti chiami piccolo, e la tua sorellina è molto più piccola di te?”.

Bambino: “Il mio nome è Marco, mamma mi ha chiesto di badare a Serena, che ha solo 6 anni, quattro meno di me. Conosci anche tu la mamma, per questo porti doni?”.

Vecchio: “Ho conosciuto molte brave persone, e a queste, avrei voluto regalare anche il mondo. Purtroppo, allora, non vedevo e non avevo nulla da donare. 

Ora, grazie al cielo, posso donare tantissimo, fino a compiere il miracolo di far tornare il sorriso in qualche famiglia”.

Bambino: “Tu puoi far tornare nostro padre dal paradiso? Che bello!”.

Vecchio: “Sacrificherei tutto me stesso, per poterti rispondere Sì, ma sono costretto a dirti che per me questo è impossibile.

Potrei donare la possibilità alla vostra mamma di stare sempre con voi e di poter presto ritornare insieme a giocare nel cortile di questa bella casa. Un giorno la vostra allegria farà tornare il sorriso alla mamma, e da cielo, vostro padre non smetterà di ascoltare il vostro cuore ed esserne orgoglioso.

Bambino: “Ti prego signore, siedi sulle scale e attendi con noi il ritorno della mamma; non manca molto all’ora di pranzo”.

Vecchio: “Farò così!”.

L’anziano uomo era visibilmente emozionato per la grande aspettativa che aveva creato nei bambini. 

Temendo che non avrebbe retto a tanta emozione e di non poter essere sufficientemente convincente nel dare un’adeguata spiegazione del suo gesto, alla mamma dei piccoli, abbandonò il suo carico prezioso sulla rampa d’accesso alla casa e con il cuore in gola, silenziosamente scomparve dall’orizzonte.

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