lunedì 14 luglio 2014

Il pensiero


(continuazione episodio precedente)

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ETT: Supponi che un uomo nasca cieco, in che modo potresti descrivergli il rosso? Quali argomenti useresti per fargli intendere la differenza tra il rosso e il giallo?

LUIGI: Secondo questo ragionamento, il mio rosso potrebbe non essere rosso?

ETT: Direi che il tuo rosso è il colore che ti è stato qualificato come tale; non importa se poi sia o no il “rosso” di tutti.

LUIGI: Non sono in grado di smentirti e non riesco nemmeno ad immaginarmi un pensiero senza un corpo da dove si è originato. 

Noi umani ci riferiamo all’anima quando vogliamo trascendere dal corpo.

ETT: Allora, ti sarà più facile pensare all’anima come un insieme di pensieri caratterizzati. Poiché, quando parli dell’anima, implicitamente ti riferisci alla persona a cui essa appartiene.

LUIGI: Certamente, perché ogni persona possiede un’anima!

ETT: Se ammetti quindi che il pensiero possa caratterizzare un’anima e che questa possa separarsi dal corpo, devi necessariamente convenire sul fatto che il pensiero può isolarsi dalla materia e rimanere espressione di un essere umano.

LUIGI: La tua logica mi prende per mano! Dimmi, però, dove vuoi portarmi?

ETT: Tento semplicemente di giustificarmi alla tua ragione quando affermo che noi extraterrestri possiamo essere ovunque a nostro piacimento. 

Essendo “pensieri”, non abbiamo peso, né limiti nel tempo e nello spazio.

LUIGI: Molti miei simili dicono di avervi visto e addirittura incontrati; come spieghi questo?

ETT: Questo non dovrebbe sorprenderti, visto che noi due colloquiamo tranquillamente già da molto tempo. 

In ogni caso, voi umani siete molto fantasiosi nel raccontare storie che sollevano scalpore. 

Credo che uno dei vostri piaceri è quello di cercare di impressionare, provando anche ad andare oltre le vostre convinzioni o le reali situazioni.

Ma non voglio dilungarmi su questo aspetto di noi extraterrestri.

Voglio invece, stimolare la riflessione sull’idea che un pensiero possa esistere da solo e non abbia bisogno di un cervello da cui emergere.

LUIGI: Sono disorientato!

ETT: Prova a battere le mani.

LUIGI: Non ti seguo, però ti accontento.

ETT: Hai fatto rumore, vero?

LUIGI: Sì, certo!

ETT: Dov’era il rumore prima che tu battessi le mani?
Dov’è ora mentre hai smesso di battere?

LUIGI: Non vedo il nesso logico con il pensiero.

ETT: Il pensiero è tale quando lo esprimi. 

Un attimo dopo, quando la mente si occupa d’altro, quello stesso pensiero non c’è più; ma non per questo puoi dire che non esiste.

Pertanto, tutto ciò che non si lega alla materia non puoi dire che non esiste.

LUIGI: Infatti, la materia (il corpo) è la prova tangibile del nostro esistere. 
Se gli umani possono pensare, lo devono al proprio cervello. 

I pensieri esistono fino a quando il cervello ha facoltà di generarli o richiamarli, in alternativa abbiamo la scrittura che consente al pensiero di continuare ad esistere in altri cervelli.

ETT: Allora, Luigi, se tu sei frutto del tuo cervello, allora non avrei più bisogno di parlare con te; mi basterebbe trafugare la tua massa cerebrale e stimolarla a generare pensieri.

In realtà, oltre la materia c’è di più!

Ogni pensiero, come il rumore, è una frequenza, un’armonia, un messaggero di un esistere in sé.

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