domenica 15 giugno 2014

In Spagna con ETT





LUIGI: Mio caro ETT, sono qui nuovamente con te, pronto a parlarti delle mille emozioni che piovono su una delle vite umane.

ETT: Bene, Luigi, sono qui che ti ascolto e pronto ad appuntarmi ogni riflesso di vita umana.

LUIGI: Ti ringrazio per questa tua disponibilità! 
Gli umani, ben sai che dicono di non aver abbastanza tempo per ascoltarsi reciprocamente. 

Forse per questo motivo che usiamo parole diverse per esprimere idee a sfumature diverse. 

Infatti, ascoltare e sentire è un esempio di due parole che danno senso a modi diversi di porre attenzione nelle comunicazioni umane.

Probabilmente, il rientrare in me stesso e riflettere, è una reazione psicologica a questa inconsapevole convinzione. 

Per noi umani ascoltarsi e comprendersi, è una pratica molto difficile da tener fede.

Ed eccomi qui a pensare.

Cerchiamo un motivo per cui il sole sorge ogni mattino. 

Portiamo con noi un peso al cuore che ci rende esseri speciali.

 Ci cibiamo di emozioni e le leghiamo ad un corpo che sottolinea continuamente il presente.

ETT: Qual è il tuo peso, oggi?

LUIGI: Sono stato a Valencia e ho consumato tre giorni spagnoli in un incendio di emozioni. 
Ho bisogno di tempo perché la mia razionalità si riprenda il ruolo che le compete.

ETT: Non porre limiti al tuo essere. Per mio conto, puoi liberamente confondere sentimento e ragione.

LUIGI: Ti confesso che mi è proprio difficile esternare il mondo che vorrei. 
Ci sono troppi compromessi che snaturano le conseguenti reazioni e che rendono impenetrabili pensieri ed azioni.

ETT: Infatti, non ti capisco anch’io, ora!

LUIGI: Sono sicuro che molte persone possano assomigliarmi in questo.

Essere un genitore è raccogliere il riassunto di un’esistenza in brevi frasi, fugaci occhiate e parole non dette.

ETT: Ti riferisci a tua figlia che studia a Valencia con il suo fidanzato?

LUIGI: Direi molto di più!
Ritrovare nelle piccole azioni, nei pensieri semplici, nelle speranze più ingenue, la grande voglia di gioire e far felice chi ami, sono doni che ritrovi nelle famiglie più a dimensione umana.

Spesso mi chiedo che cosa mi renderebbe più felice.

Ti giuro, Ett, che penso subito ai soldi, ma poi la mia mente si rabbuia; 
allora penso alla fortuna di vivere bene fino a cento anni, ma anche in questo caso, sento una inspiegabile insoddisfazione.

Quindi, mi fermo, immagino un sorriso di chi vuoi bene o un pensiero gentile di chiunque vive con te....
 ed ecco che non ho bisogno di più nulla.

I tre giorni trascorsi a Valencia, mi hanno donato ciò voglio. 

Sono stato investito dall’entusiasmo per la vita, dalle tenerezze umane, dai pensieri trasparenti, dalle azioni semplici e spontanee.

ETT: I tuoi cari si sono comportati bene, allora!

LUIGI: Nella nostra vita, mio caro ETT, siamo costretti a girare al buio, prendendo colpi e imparando ad evitare ostacoli. 

Nasciamo completamente ciechi e soltanto con l’esperienza riusciamo a distinguere ciò che è bene da ciò che è male. 

Quasi sempre il bilancio è a consuntivo per cui nulla potrebbe rimediare il conto negativo.
In metafora, posso affermare che nascendo entriamo in una stanza buia piena di buche e poltrone. 

I più fortunati trovano subito le poltrone, si siedono e guardano gli altri cascare nelle fosse. Gli sfortunati, invece, non hanno il tempo di muoversi e finiscono tristemente nelle buche.

Le persone speciali, imparano a piccoli passi a conoscere la stanza, imparando ed evitando la posizione delle buche. 

Queste persone aiutano il prossimo e si impegnano a coprire le fosse per renderle meno pericolose.

Conoscere questo tipo di persone è un privilegio per pochi, poiché molti credono di bastare a se stessi e non ammettono che altri possano poter dare più di quanto si possa prevedere.

ETT: Credo di intendere ciò che dici. Ti sei reso conto di aver allargato la tua famiglia.

LUGI: Aprire il cuore non mi è difficile quando dentro c’è già chi lo rende forte!

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