lunedì 7 aprile 2014

Libertà nascosta



 
Opera pittorica di Silla Campanini

Uno dei miei valori di cui volentieri mostro fede ed entusiasmo è la LIBERTA’. 

Non mi riferisco alla libertà intesa come assenza di impedimenti fisici, impossibilità di muoversi, di decidere per se stessi, esprimersi, e in definitiva, di esserci come essere umano; queste sono necessità connesse alla natura umana, esattamente come mangiare, bere e dormire.

Immagino che se io andassi in giro con un cartello su scritto: “Viva la libertà di mangiare e bere”, e non mi facessi credere un barbone, un disperato o con un termine elegante, un senza tetto, tutti mi guarderebbero come se fossi un matto e forse, suscitando compassione, farei raccolta di viveri.

La minaccia della libertà su cui voglio guidare la vostra attenzione è quella più fine, quella che potrebbe distruggere anche la vita di colui che vive nel lusso. 

Si tratta di quella minaccia che è determinata dai riflessi delle azioni eseguite dagli altri. 

Queste proiezioni negative di energia nella nostra sfera, sono provocatoriamente irradiate per rivoluzionare il nostro mondo interiore e farci assumere decisioni improprie o condividere idee che in altri momenti avremmo considerato inconsistenti.

Per esempio, se assistessimo a una scena di prevaricazione, il nostro istinto ci imporrebbe di parteggiare per la vittima e se questa si dimostrasse debole, incapace di difendersi, scatterebbe automaticamente rabbia e odio. 

Qualunque azione che si intraprendesse successivamente sarebbe giustificata dalla causa generatrice dell’odio.

Se riflettente per qualche minuto, converrete con me che si tratta di vera violenza, attinente alla sfera interiore. In ultima analisi, ci troviamo di fronte a una minaccia della LIBERTA’ di altissimo valore e cioè quella di scegliersi la serenità come opzione di vita.

Qualcuno potrà obiettare chiedendomi come sia possibile cautelarci, mantenendosi impassibili in quelle scene dove estraniarsi significherebbe vigliaccheria o nel caso migliore apparire come colui che se ne infischia.

La ricetta, io non sono riuscito ancora a trovarla però una frase letta occasionalmente aiuta a fornire uno spunto:
Il perdono è dei Santi.
Gli uomini hanno il diritto di odiare.
Tradotto nel mio modo di vedere:

Io non sono Santo, o comunque i Santi sono pochissimi, per cui, lasciatemi una consolazione quando qualcuno, minacciando la mia libertà interiore, mi fa odiare: esercito un mio diritto!
Posta un commento