giovedì 9 gennaio 2014

Essere .... secondo ETT

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Opera pittorica di Silla Campanini


(continuazione)



LUIGI:Tutto ciò significa, amico mio, che in conseguenza del nostro paradigma mentale, noi non potremmo mai pensare in modo diverso, né sperare di compiere il grande salto evolutivo, indispensabile per “vedere” una realtà universale nuova.  

ETT: Sì, Luigi, hai colto l’essenza del mio pensiero.

LUIGI: Permettimi ancora qualche domanda.

ETT: Certamente!

LUIGI: Secondo la tua teoria, eliminando una collocazione temporale del mio presente, io potrei essere in ogni punto dell’universo o essere parte di una unione cosmica riscontrabile in ogni elemento parte di esso. 

Non avrei una mia individualità. 

Non sarei una presenza autonoma.

Non potrei riferirmi a nessun’altra realtà che sia diversa dalla mia.

Con queste premesse, dove sarei io ora? 

Perché esito? 

Quale disegno giustifica la stessa esistenza dell’universo?

ETT: Le tue domande vanno ben oltre a ciò che le mie parole potrebbero rivelare.

In ogni caso, mi offri la possibilità di instaurare il dubbio nella mente umana e soffermare la vostra consapevolezza in ambiti meno assoluti.

Per fornirti subito qualche risposta, ho bisogno di puntualizzare qualche concetto che, per voi umani, sembra chiaramente assunto.

Per esempio, voi amate riferirvi come “esseri umani”, cioè implicitamente ammettete, prima, di “essere” delle realtà permanenti in un punto preciso misurato nel concetto del tempo, e poi di qualificarvi “umani” nell’ambito della stessa realtà precedentemente ammessa come unica e vera.

LUIGI: Vuoi chi io dubiti sulla mia stessa esistenza?

ETT: No, voglio semplicemente puntualizzare l’idea del tuo esistere.

LUIGI: Uno dei nostri filosofi, portava a prova della nostra esistenza il pensare; questo non basta?

ETT: Per provare una realtà non si può estrarre la prova dal mondo per il quale si vuole la prova!

LUIGI: In questo caso, non si potrebbe mai addurre una prova definitiva, perché nessuno degli umani sarebbe capace di uscire da se stesso.

ETT: Benissimo, stai anticipando il mio pensiero.

LUIGI: Allora, continua! Sono ansioso di apprendere la tua conclusione.

ETT: Luigi, il vostro mondo non è né un divenire, né un permanere.

Se fosse una realtà in continua evoluzione, allora, fra un numero indefinito di anni-tempo, si giungerebbe a quella finale ed esso cesserebbe d’esistere.

In questo caso, la realtà a cui si giungerebbe, coinciderebbe con l’essenza dell’ “essere” che sarebbe il nulla.

Se fosse, invece, una realtà definita, sarebbe indipendente dal tempo e soggetta ad una evoluzione virtuale. 

Il mondo, rimarrebbe uguale a se stesso e cambierebbe soltanto perché si rifletterebbe internamente in modo diverso. 

In quest’ultimo caso, l’essenza dell’essere coinciderebbe con l’immagine della consapevolezza d’essere nel punto del suo rivelarsi.

LUIGI: Stento a capire.

ETT: Prendi ad esempio un fiume e supponi che tu mi chieda se l’acqua del fiume è una realtà; se essa esiste e perché esiste.

I tal caso, l’acqua del fiume non può essere un divenire poiché quando giungerà al mare, essa cesserà d’esistere come acqua fluviale. 

Non può nemmeno essere un suo permanere, perché scorre e cambia continuamente rispetto ad un osservatore immobile. 

Il cambiamento non può che essere virtuale, legato alla posizione, allo stato e alla mente dell’osservatore. 

La realtà, concepita in questo modo, è l’idea consapevole di ciò che l’osservatore elabora con la sua mente e condizionata dalle variabili presenti nel contesto.

Quindi, esisterebbero tante realtà quanti sono i possibili punti di osservazione, i possibili stati mentali e le capacità elaborative dell’osservatore.

Dovendo la realtà essere una, si potrebbe concludere che la sua essenza ultima sarebbe, come nel divenire, il nulla.

LUIGI: La conclusione finale è “oltre me stesso c’è il nulla”?

ETT: No, Luigi! Non giungere a questa drastica conclusione.

Il nulla è il vuoto di pensiero che si crea utilizzando il paradigma mentale con il quale vi siete evoluti.

Devi intendere il nulla, non come assenza di qualcosa, ma come occupazione di qualcosa che sfugge al vostro pensiero.

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