lunedì 30 dicembre 2013

Pensiero in fuga


Opera di Silla Campanini




Non conosco i processi biologici medianti i quali il pensiero è reso possibile da un gruppo di cellule che, per un miracolo della natura, similmente al processo della sublimazione, trasforma attività chimico-elettriche in qualcosa che non trovando un’espressione migliore chiamiamo pensiero. 

È innegabile che il pensiero esca dalla mia testa. 
Inavvertitamente, quando penso intensamente, la mano va da sola sulla fronte; quasi a voler favorire la trasformazione in atto. 

Il pensiero avendo oltrepassato la barriera del corpo, del discreto, del limitato, della razionalità, vola incontrastata senza giudici, libera per l’universo delle coscienze. 

Esso ride di Einstein, della velocità della luce. 

Si commuove a quella parte di sé ancora presente nel corpo che bussa e freme per uscirne.

Questa specie diversa di pensiero, che per sfortuna anziché prodursi nel cervello rimane dimenata dal battito del cuore, chiamatela emozione. Sì! Le emozioni sono interlocutrici dell’essere umano con l’infinito universo. 

Esse traducono l’infinito nello spazio uomo. 

Mi rivolgo a te, amica che scrivi: “Sto pensando che senza pensare non potrei sognare”. È inevitabile partire con il pensiero per sognare. Pensando si dimentica il corpo e questo stato, se vuoi, puoi chiamarlo SOGNO. 

Senza la conclamata razionalità il pensiero è signore di se stesso e accarezza, con le bizzarre figure scelte dal corredo “UOMO”, l’animo umano; lo distoglie dai suoi limiti e gli anticipa il dopo. 

Che sia il Paradiso? 

Lascio a te la gioia di immaginarlo.



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