mercoledì 13 novembre 2013

La poesia nel pennello


Opera di Silla Campanini


Il sentimento pratica vie lontane dalla ragione e si veste di azioni mosse da motivi nascosti alla consapevolezza. 

Il corpo umano refrattario ad esprimersi con le emozioni, si affida agli stimoli pazzi provenienti da una psicologia individuale molto articolata.

L'essere umano nuota tra i pensieri che emergono come iceberg. 

Il mare delle paure sprofonda nel passato; scogli di traumi spuntano come sirene e richiamano sofferenze rimosse dalla coscienza.

In questo quadro emotivo, la sfera umana sia affida ad espressioni mute.

Frasi di una poesia, segni di colori, suoni strumentali, graffi su pietra o legno, sono opere in cui il sentimento riposa, pronto a ridestarsi davanti all’anima sensibile. 

Queste parlano con la lingua più raffinata e con i toni più soffusi.

Raccontano dell’amore e dei piaceri, accarezzano cuori e stabiliscono un canale riservato, unico con chi abbandona la corazza dell’apparenza. 

Il dialogo che si instaura è silenzioso; ha bisogno del silenzio perché nella zona indifesa dell’anima c’è spazio soltanto per le cose semplici, tenere e segrete.

Nel turbinio dei colori, nelle forme accennate, nelle figure sfuocate di un’opera pittorica batte il cuore dell’artista che comanda la sua mano a muoversi mentre il pennello imprigionato tra le dita, restio all’abbandono del colore, mostra la sua inerzia.

Contemplare un’opera d’arte è come sospendere per il tempo senza misura, l’invecchiamento ingiustificato. 

Significa restare testimoni dell’esistenza della propria anima, superando il tempo e dimenticando la precarietà della vita umana.


L’artista vuole attenzione, vuole l’incanto dello sguardo per donare il bello della propria intimità.  
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