giovedì 10 ottobre 2013

Il Ghetto dell'anima


Opera di Liliana Piras

Qualsiasi manifestazione di una espressione umana non è libera dai condizionamenti delle necessità dell'anima.

Il pittore/pittrice esprime, tramite la sua sensibilità, ciò che con le parole sarebbe impossibile mostrare, a causa dei proibizionismi imposti dalla morale o dagli schemi educativi assimilati irrazionalmente.

Nascosta sotto le coperte del "Non dico", l'anima si libera ed esprime tutta la sua genuina essenza.

L'opera umana diventa allora arte e il messaggio ivi contenuto, si imbeve di nobiltà con il ritorno all'essenza universale.

L'intero messaggio si veste con i colori e i significati misurati della sensibilità dell'osservatore.

Può capitare che in alcuni casi la sintonia sentimentale costruisca un ponte tra l'artista e l'osservatore, allora si instaura una comunicazione a due, vera e fortemente emotiva. 

In questa fase, il giudizio è assente mentre impera il piacere della comunione degli spiriti e lo sguardo fa fatica a staccarsi dall'opera.

Nel quadro che avete ammirato, si nota una grossa componente psicologica. 

Si legge la diatriba dell'amore in relazione ai piaceri del corpo.

Ci sono tracce del peccato (la mela), del fuoco del desiderio spinto dalla natura matrigna e generatrice.

Sono evidenti le piante della foresta dei divieti, il buio dell'inferno, la paura della disubbidienza.

Le figure umane si disperdono fino a sembrare fumose.... 

perché la parola sesso è biasimevole e deve essere nascosta nel disegno......

 catturabile solo da una attenta e voluta malizia.