giovedì 19 settembre 2013

Una montagna da scalare


Opera di Silla Campanini


La vita di una persona è un continuo risalire.

Si nasce in un’area molto depressa, anche parecchi metri sotto il livello del mare. 

Non si ha nessuna consapevolezza di esistere e si procede per tentativi per autenticarsi e impossessarsi di un’identità.

Crescendo, si esplorano le aree limitrofe e non si ha nessuna cognizione sull'estensione del territorio; ci si trova in una sconfinata vallata.

S’immagina di poter andare ovunque.

Ad ogni progetto di vita, ad ogni scelta, sottende la convinzione di un mondo senza confini.

Procedendo con gli anni e con l’esperienza delle sconfitte, si conosce l’amico dubbio.
La fatica ci fa notare i primi pendii e lo sguardo non ha la sua consueta traiettoria orizzontale.

Abbiamo l’impressione di sollevarci lentamente dalla terra.

Accusiamo un distacco crescente dagli altri.

Non ancora si capisce da che cosa dipende; se siamo noi che procediamo in una direzione diversa dal solito o se sono gli altri, rimasti fermi nella vallata.

Mentre l’incertezza rallenta il nostro passo, ci sentiamo più saggi e la parola responsabilità assume un significato più serio.

Gli anni cominciano ad apparirci più corti e allora che ci rendiamo conto che stiamo sulle falde di una montagna.

Percorrere il suo sentiero è più arduo!

Il corpo sembra accorgersene tutto ad un tratto!

Le pause diventano necessarie e ci ritroviamo spesso seduti ad ammirare l’orizzonte che ora appare chiaro e vicino.

Gli amici li sentiamo un po’ più lontani e chi amiamo, vorremmo legarli a noi.
Il tempo comincia a misurarsi in “quanto manca per” e intanto la cima della montagna si avvicina.

Solitari e con tanto freddo nel cuore, siamo sollevati migliaia di metri dal suolo.

Siamo in un altro mondo, completamente diverso da quello dei figli e dei giovani.
La comunicazione, per l’aria rarefatta della montagna e per via della distanza notevole ci sembra impossibile.

Portiamo molto oro con noi, ma non sappiamo a chi darlo. I giovani dimorano molto lontano da noi e non sanno riconoscerlo.

Per qualcuno di noi i sensi si sono raffinati; riescono ad uscire temporaneamente dal corpo e riescono sognare ad occhi aperti.

No! Non vi confondete con i sogni ad occhi aperti provati in gioventù! 

Quando ci si trova in prossimità della cima della montagna, si sogna ad occhi aperti perché non è possibile dormire. 

Sprecare il tempo per il sonno è uno sperpero incredibile del tempo vita.

Manca una manciata d’anni o forse giorni ma il momento di ritrovarsi in cima prima o poi arriva.

Lì, ci si sta veramente soli, è un punto irraggiungibile per la comunità.


Perché di lì, si sale in paradiso uno per volta!