lunedì 19 novembre 2012

Ipocrisia




              Brano tratto dal mio libro "Il mondo meraviglioso dell'anima" - Zedda  editore



Se dovessi eleggere universale una parola il cui significato è assolutamente chiaro e tacitamente accettato, questa sarebbe “ipocrisia”.

Ipocrisia è un fiume che scorre nelle valli della formalità, attraversa luoghi pubblici, alimenta campi coltivati col qualunquismo e sfocia nel mare della povertà dei valori.

Chissà quante volte vi sarà capitato di chiedervi:

“Devo essere sincero e presentare la mia la verità o essere diplomatico, apparire simpatico ed elegante, raccontando ciò che il mio interlocutore vorrebbe sentire?”.

Se non vi siete mai posti questo quesito, allora o siete una persona speciale, un avventuriero, un cacciatore di guai.

Essere ipocrita è facile, conveniente e salutare.

L’ipocrita ha molte “amicizie” e spesso, fa carriera; conosce l’arte della diplomazia, della mediazione ed è un grande parlatore.

Gli striscianti, silenziosi, vigliacchi ipocriti, ricordano molto i sofisti dell’antica Grecia.

I sofisti erano maestri delle virtù apparenti per le quali si facevano pagare per i propri servizi. Furono chiamati offensivamente “prostituiti della cultura”. 

Argomento centrale del loro insegnamento era la retorica, mediante la quale si esercitava l’allievo con il tipo di morale utile a conseguire specifici scopi. 

Insegnavano a essere avvocati, ricostruttori e giustificatori di eventi riferiti, quindi, erano ottimi insegnanti per diventare cittadini attivi, militanti politici, persuasori professionisti.

Nella società moderna assumerebbero la funzione “public relation”.
In questa attività è fatto obbligo l’uso del vestito elegante, meglio se firmato; ambienti lussuosi, e sorriso foto-stampato sul viso.

L’ipocrita è la mummia che vive nel presente; è cosciente di operare in un modo fraudolento ma non desiste. Molte volte il tornaconto è modesto in termini di valore, ma per inerzia o per ozio mentale, continua a mantenere lo stesso costume.

Quando l’ipocrita viene scoperto il suo atteggiamento è gelatinoso, cioè adduce spiegazioni puerili sostenute da nobili sentimenti e valori universali. 

Esattamente come la gelatina fra le mani, ti sporca tutto e non hai nulla di solido da afferrare e pulirsi diventa anche un problema.

In un’occasione, chiesi al malcapitato ipocrita, che cosa lo spingesse a comportarsi in quel modo. La risposta era facilmente pronosticabile:

“Il mio modo di fare è come quello di molti di noi. Ci adeguiamo alle circostanze e facciamo buon viso a cattivo gioco. 

Arrabbiarci è del tutto inutile, mentre agitarci per cambiare l’ordine degli eventi è come svuotare il mare con il secchio: c’è sempre qualcuno che potrebbe sostituirti! 

Se vuoi consolarti, puoi sempre lamentarti per ciò che gli altri non fanno o che si comportano male”.

Sarei stato anch’io ipocrita se non gli avessi così risposto:

“Caro amico, spontaneamente mi sorge la voglia di far risuonare una bella pernacchia, ma ho troppa stima di me stesso per scendere a questi bassi livelli. 

Sono convito che adeguarsi, è un po’ morire e mi va bene apparire ingenuo o anche matto, nell’affermare la mia convinzione di essere pensante dotato di sentimenti. 

Mi piace prodigarmi per procurare un vantaggio, anche piccolo, al mio prossimo: avrò in regalo il suo sorriso.

Non diventerò ricco, ma in quei pochi minuti, mi sentirò bene”.

                 Brano tratto dal mio libro "Il mondo meraviglioso dell'anima" - Zedda  editore


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