martedì 20 novembre 2012

A che serve la filosofia, oggi?




Se ci poniamo domande, inevitabilmente nel cercar risposte diventiamo filosofi. 

Qualche docente cattedratico potrebbe sorridere all’imputazione di una filosofia di bassa manovalanza, vertente più alla soluzione di problemi della vita vegetativa anziché quelli di natura sublimale, rivolti alla morale, alla coscienza, o al pensiero puro.

Il dato innegabile che si rileva dall’osservazione della vita quotidiana ci fa pensare, anche se non vogliamo ammetterlo, che filosofare deve essere un modo per dar senso alla nostra presenza sulla Terra. 

La consapevolezza di poterci rinchiudere in “IO” interiore che discute di se stesso, ci costringe a essere filosofi, quando per necessità ci dobbiamo rapportare in una società fatta di individui organizzati e pensanti.

Siamo abituati a tradurre ogni oggetto esistente in “a che serve?”.

A che serve mangiare o dormire?
A che serve studiare o lavorare?
A che serve vivere?

E allora, a che serve pensare?

Sarà dovuto a uno scherzo della natura o la volontà di potenza di Nietzsche, perché io possa ora scrivere e tu leggere queste mie parole?

Che cosa mi spinge a comporre frasi affinché tu possa interpretarle e poi condividere o dissentire dal mio modo di pensare?

Ci ritroviamo a filosofare in una società che postula l’esistenza della filosofia ma, come una cenerentola, la relega nei salotti della forma o del piacere fine a se stesso.

Il luogo comune che assegna al lavoro il potere di schiavizzare l’uomo, fa in modo che consumiamo la vita come martiri soggiogati da un destino crudele. 

Essere certi di poter mangiare e continuare a respirare diventa l’obbiettivo minimo dell’uomo senza problemi. 

Risolto tale problema, l’esigenza si sposta nella sfera dell’autostima dove il confronto e la competizione, innescati da presunti quanto illusori valori, spingono l’arida anima umana alla corsa al potere per sperimentare la sopraffazione come sfogo al mancato soddisfacimento del vero bisogno interiore: amare ed essere amati.  

Si rincorre, quindi, il benessere materiale, per il quale solo a posteriori verifichiamo la consistenza di una promessa, quantomeno bugiarda o posticipante all’infinito, che possa condurci all’ambita serenità.

Oggigiorno, più che mai serve la filosofia!

Essa è il cuscino della nostra mente; è il passaporto per la frontiera del pensare; è il nastro trasportatore delle nozioni; è l’anima della scienza.

I giovani devono approcciarsi ad essa con lo spirito dell’atleta che sta per iniziare una gara dove il traguardo è l’aria che si respira nella corsa, è il pulsare del cuore allo stimolo dei muscoli comandati a dar forza, è fermare il tempo nei cento anni di permanenza su questo nostro globo terrestre.

La filosofia è l'esercizio del pensiero racchiuso nella magia dell'universo, non apprezzarla significa rinunciare al facoltà per cui ci differenziamo dagli altri esseri viventi.
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