lunedì 16 luglio 2012

Esame di stato 2012 (racconto completo)



La grande nuvola che ha oscurato il cielo dei maturandi 2012 si è dissolta! Essa ha lasciato un vuoto nel cielo, subito occupato dal caldo di Minosse.

Le preoccupazioni che hanno dominato la scena prima e durante l’esame sono state le stesse di ogni anno, mascherate alla vista dei protagonisti soltanto dal birbante del tempo.

Solitamente, al termine di ogni evento straordinario, il mio ETT (extraterrestre) mi onora della sua visita in accordo con la sua missione di studiare gli umani e in particolare il nostro sistema educativo. Mi trovavo sdraiato su una traballante sedia da spiaggia e semiaddormentato dal torpore del sole quando ETT, con suo speciale modo di presentarsi, mi dice:

ETT: Luigi, Non oziare più di quanto non serva! Sono tornato per essere aggiornato sulle vicende di quest’anno scolastico. Come è andato l’esame di Stato?

LUIGI: Bentornato ETT, torni nel momento meno opportuno! Le mie idee, ballerine per questo sole di luglio, potrebbero essere corrotte dall’inerzia di un corpo ben disposto alla stasi completa.

ETT: Non nasconderti Luigi! Ti conosco troppo bene. Quando sei invitato in una discussione dove si parla di anima e filosofia, i quaranta gradi sulla spiaggia diventano venticinque nella tua mente.

LUIGI: Non voglio contrariarti ETT, anche perché i miei ragazzi vogliono conoscere le mie impressioni e parlando con te, non avrei nessuna remora né di farmi bello ai loro occhi, né di vendicarmi, parlandone male, del sistema scolastico.  
ETT: Avanti, sono tutto orecchie (senza nessuna metafora!).

LUIGI: Quest’anno avevo diciassette angeli, qualcuno con ali di cartone, ma sempre angeli. Tutti figli di una società che cambia e, volendo essere ottimisti a tutti i costi, che si trascina problemi collaterali da sopportare a compensazione di un’evoluzione positiva nella speranza.

Mi riferisco al fatto che i ragazzi appaiano un po’ più superficiali, allentati dalla morsa della responsabilità e, infine, un po’ meno lungimiranti sui loro destini.

D’altro canto, I miei ometti appaiono più teneri e meglio predisposti per segnare la loro vita su valori più umani.

E’ vero che con i telefonini, computer, internet sembrano distrarli ma, osservandoli bene, utilizzano i mezzi a loro disposizione per sentirsi più originali, direi che utilizzano la tecnologia per esaltare il loro DNA.

ETT: Non stai cercando di glorificarli troppo?  

LUIGI: Anche se lo facessi, spezzerei una lancia a loro favore, dopo averli bastonati con le continue esortazioni a studiare e minacce a interrogarli.

Ritornando a parlare degli esami di Stato, devo ammettere che erano molto preoccupati. I nomi dei commissari esterni evocavano paure per i possibili cattivi risultati preventivabili.

Terrorizzava il nome del presidente, commissario di ELETTRONICA e TELECOMUNICAZIONI: un mostro del sapere!
La lista dei commissari esterni includeva:

CAMPANIELLO ERMINA: richiamava vecchie paure della mitologia greca, dove gli Dei del sapere scaricavano saette verso i fedeli inadempienti.

LEOCE VITO PAOLO: la fossa del leone pronta a intrappolare le vittime scampate dalla morsa del presidente.

DI SCHIENA MARIA ANTONIA: la paura atavica della matematica si combinava mortalmente con le sirene dell’informatica.
Uno scenario di questo tipo non può non trasformare ex-arroganti, ex-disinteressati, ex-spavaldi, in devoti, responsabili e timidi studenti.

Come succede in natura che le prede osservano i predatori per capire l’entità della fame e valutare il grado del rischio, così gli esaminandi con sguardi occasionali miravano sui componenti cattivi della commissione, pronti a rilevare il più piccolo segnale di pericolo e allertare i compagni.

Le prime impressioni ricavate durante le prove scritte, invece, furono tranquillizzanti; i predatori non avevano fame. 

Le prede saltellavano davanti ai predatori; mini fotocopie salvagente si diffondevano, colloqui a testa rigida direzionata in senso opposto alla provenienza dell’aiuto verbale si instauravano.

I commissari interni mostravano in pieno i loro problemi di vista: le diottrie non si contavano più!  

Qualche commissario, persino interno, richiamato dall’istinto non gli riusciva di non vedere.

Ragazzi, provate a immaginare che cosa frulla nella mente di un leone quando si vede saltellare provocatoriamente una tenera gazzella davanti ai suoi occhi!

Il leone, pur se non ha fame, è sempre un leone e i suoi cromosomi gli dicono: “Dai! Fatti un boccone!”. 

Quindi, sappiate che il rischio di sentire l’alito del leone vicino è sempre stato altissimo.

ETT: Luigi, non divagare! Ti ricordo che stai parlando con me. I tuoi ragazzi ormai sono diplomati e ciò di cui parli ora è nel loro passato.

LUIGI: Scusami ETT, parlando con te, sento intorno a me i diciassette angioletti e permettimi un minimo di megalomania per la quale penso di aver lasciato qualche segno in loro.

Qualcuno mi ha fatto penare ma, a posteriori, posso dire che non è stato doloroso. Mi spiego con una metafora.

Mi sento come colui che ha faticato tanto a spingere una barca arenata sulla spiaggia e appena la vede libera di galleggiare sull’acqua, assapora il senso di potenza e il piacere di aver contribuito che la barchetta possa esplorare la sconfinata bellezza del mare. 

Nell’attimo di incantata ammirazione, si dimentica la fatica patita e ci si carica di un nuovo spirito pronto a ripetere l’esperienza.

ETT: Ok Luigi, sei perdonato. Raccontami dei commissari, sei rimasto contento di loro?

LUIGI: ETT, come potrei parlar male di loro! Quest’anno mi è difficile stabilire a chi dare il primato di bontà. Prima di tutto perché sei su otto sono donne e tu sai che ho una grande debolezza per le donne! Aggiungi il fatto che con qualcuna lavoro gomito a gomito, per cui non sarei nemmeno obiettivo.

Comunque, non mi sottraggo nel commentare eventi in cui particolari tratti caratteristici si sono evidenziati.

Anche i ragazzi, con le loro inventive, hanno contribuito a rendere simpatico il periodo solenne dell’esame.

Le qualità caratteriali dei commissari, interagendo con le tipicità degli studenti, miscelano uno spirito sociale che spesso abbandona il carattere formativo per trasformarsi in manifestazioni comiche.

ETT: Ecco, vorrei che mi descrivessi questi avvenimenti.

LUIGI: I protagonisti di questi eventi mi perdoneranno il tono ironico del racconto. Il mio piacere consiste proprio nell’apprezzare in pieno l’ingenuità che emerge nella psicologia dei giovani e ciò, a dimostrazione delle qualità fondamentalmente buone dei giovani.

Inizio a parlarti delle incertezze culturali evidenziate in italiano e storia. Il commissario di Italiano era solito assumere posture corporali e in particolare facciali, consone per l’aspetto umanistico della disciplina. Non si riusciva a capire chiaramente se sorridesse o se, invece, solfeggiasse una corrente letteraria o una motivazione storica.  Per questo motivo, il mal capitato incerto studente era costretto a proferire in modo esitante e ad ammettere che Wilson fosse stato presidente dell’Inghilterra. 

In questi casi, poco sono serviti i monosillabi trattenuti in gola dal docente, vertenti a suggerire una risposta che allo studente appariva impossibile da confezionare. Devo confessare che anch’io mi sono sorpreso in questo generoso tentativo di suggerire e invece, mi sono ritrovato con parole tra i denti emesse senza suoni. Ricordate Ulisse con le sirene?

Tutta la costa biancheggiava d'ossa portate dal mare. Era il canto delle sirene! Ulisse l’udì e, per non morire, si fece legare all'albero maestro della nave e turò le orecchie dei suoi compagni con la cera. Solo lui le sentì e avrebbe dato la vita per seguirle, supplicò, si divincolò ma nessuno gli diede ascolto: così si salvò”.

 Bene! Ulisse legato all’albero maestro della nave, ero io!

ETT: Noto con piacere come la tua autostima sia migliorata!

LUIGI: Con te, che sei un extraterrestre, certamente posso sfoggiare tutta la mia vanità con estrema nonchalance.

ETT: Continua il tuo racconto, ti prego.

LUIGI: La cultura per definizione è gentile, discreta e rispettosa dell’animo umano. Questa caratterista indossata dal commissario di italiano e storia, irradia rispetto, timore e questo è anche uno dei motivi per cui gli sgraziati studenti dell’industriale non sono scrittori o poeti. 

Purtroppo anche le genialità nell’ambito tecnico devono ridimensionarsi e ubbidire alle regole della grammatica italiana se voglio ingigantire l’alone di grandezza avvolgente la loro figura.

Il commissario di matematica, quest’anno, ha assunto un volto anomalo, si pensava all’arcigno, austero, lento e rigoroso esponente della scienza esatta e invece, ci si trova di fronte un’amabile, premurosa mamma che discute qualche formula del percorso d’esame e scambia vedute ideologiche su aleatori teoremi sparsi sui lugubri programmi svolti. 

Lo shock per tanta grazia ricevuta, gli studenti interrogati lo rivelano zittendo religiosamente alle esortanti domande. Può succedere quindi che si dimentichino certe figure geometriche, si confondano i trapezi con i rettangoli. Per fortuna che la durata delle interrogazioni era comparabile al tempo di una puntura indolore.

ETT: Luigi, ricordati che sono extraterrestre! Che cosa è una puntura indolore?

LUIGI: Si tratta di una tecnica usata dagli umani per perforare la pelle e inoculare del liquido tra i muscoli. Solitamente si fa per fornire della medicina al corpo, utilizzando un ago con un serbatoio annesso. La piccola arma di medicina prende il nome di siringa. I bambini sono terrorizzati da questa pratica.

Come al solito, noi umani inventiamo dei modi per nascondere la paura e il dolore e, se ci va bene, tentiamo di ricavarci anche denaro. Questo è il caso di “PIC indolor”, la siringa pubblicizzata in tv con la presunta gioia dei bambini a sottoporsi volentieri all’iniezione.

Il supplizio aggiuntivo o l’ultimo fio da pagare alla propria esistenza per abbandonare l’interrogazione di matematica, costituisce la disciplina “Calcolo”. Questa materia, giudicata atipica dallo stato italiano, per fortuna dei futuri periti informatici, sarà fagocitata dalla matematica e si spera che in un prossimo futuro scompaia dal menù delle interrogazioni.

Il commissario di calcolo è interno, anche se è difficile capirlo subito!  Il docente è una donna che si conosce dal primo anno delle superiori e molti hanno ancora nelle orecchie l’eco dei suoi richiami. Si potrebbe definire una seconda mamma, cioè “rompi<<.......>>”. 

In seduta d’esame non si smentisce e cede spesso alla sua bontà quando, notando la lentezza delle probabili risposte esatte, solleva l’anima dell’interrogato con la famosa frase “lascia perdere, vai avanti!”.

Quando si giunge all’interrogazione di elettronica, se non è già tutto compromesso, si è comunque sull’orlo del baratro.

Il terrore si fa doppio perché alle minacce del commissario di elettronica bisogna aggiungere il pericolo concreto dell’intervento del presidente.

Immagina una leonessa sonnecchiare e che improvvisamente scopre di poter disporre di una preda alla distanza di una zampata, sicuramente capirai la posizione scomoda della preda.

La leonessa non ha fame ma non può ignorare il suo istinto nei confronti della preda. Con questa metafora vorrei darti il quadro psicologico dello studente che si approccia a iniziare l’interrogazione di elettronica con la consapevolezza che in ogni momento potrebbe intervenire il presidente e metterlo in difficoltà. 

La disciplina elettronica è complessa per la sua strutturazione e per la vastità del programma ministeriale, quindi, come succede anche per le altre discipline, il professore interno è costretto a ritagliare e selezionare parti del programma nella misura del tempo a disposizione e delle propensioni della classe. 

Succede, statisticamente provato, che il commissario esterno interroghi sempre sulle parti ritagliate escluse, le quali, non so per quale scherzo del destino, finiscono tra le righe del programma svolto.

Nonostante la sinteticità del percorso d'esame e le chiare linee guida del percorso d'esame, il presidente, ahimè, è stato sempre sfortunato poiché ha sempre pescato tra le parti assenti nel programma.

Tutto questo patema giustifica il timido, frastornato candidato che confonde Volt con Ampere. 

ETT: Devo ammettere che questo “esame di stato” è abbastanza curioso. Non penso che mi crederanno quando riferirò tutto alla mia gente. Prima di confidarti le bizzarrie che mi sembrano evidenti, attendo che tu esaurisca l’argomento.

LUIGI: In questo caso, devo continuare riferendo sulla parte finale dell’esame. Solitamente, nell’ordine di conferimento, la mia disciplina e la lingua inglese, vengono rilegate alla coda del colloquio.

Il mio dialogo con il candidato, oltre a formali domande, comprende sguardi ed induzioni che richiamano contenuti di un triennio trascorso insieme. 

Nei pochi minuti del colloquio si ripassano velocemente tutti momenti importanti del percorso scolastico. 

Conosco in anticipo le loro risposte e sono in grado di leggere nei loro occhi quanto si sono prodigati. 

Il piacere per lo studio e ritrovarsi appassionati nel condurlo, sono eventi straordinari, anzi, miracolosi se riferiti alla frenesia di quell’età e alle leggere distrazioni sociali dei nostri tempi. 

Per dirla con una metafora. 

Gli insegnanti portano acqua nel deserto e aiutano a non far morire di sete coloro che per sfortuna non vivono in un’oasi.  

L’esame di stato rimane una frontiera che separa due intervalli di vita separati dalla consapevolezza legata alla responsabilità individuale.

La seduta d’esame si conclude con la consueta domanda: “Che farai dopo? Continui a studiare o intendi proseguire gli studi?”.

Per molti, questi interrogativi suonano come beffa.

Non è necessario tanto acume per attendersi una risposta che per educazione non arriva mai:

”Professore, mi volete prendere in giro?"

"Sapete che risultato ho conseguito nello studio, sapete pure come sia maledettamente difficile trovar lavoro, che potrei fare?"

"Rigiro la domanda a voi!”.

Gli insegnanti non hanno la bacchetta magica. Occupano un ruolo nell’istituzione che persegue il fine di concretizzare il piano didattico stabilito dal legislatore. 

Gli insegnanti non potendo essere solo semplici esecutori, mostrano la loro immagine umana fatta di comprensione, stimolo e dedizione. Quest’ultime qualità, essi inconsapevolmente donano come strumenti aggiuntivi di vita, utili per superare difficoltà non presenti sui libri. 

ETT: Le bizzarrie a cui prima accennavo, sono proprio queste. 

Da ospite sulla vostra terra, trovo divertente vedere otto persone, “commissari”, che stanno per pochi giorni insieme con lo scopo di attribuire un numero ad ogni candidato. 

Questo numero che ricorda la discriminazione, l’etichettatura del “buono” e “cattivo” e che in ultimo, non serve alla causa.

LUIGI: ETT, non sei riuscito ancora ad omologarti alle nostre stranezze!

ETT: E’ vero! Ti confesso che mi ha fatto molto piacere assistere a questo tuo ennesimo esame. I tuoi amici non mi vedevano, ma io aleggiavo e chiacchieravo con te anche durante i colloqui.

Nella galassia, dove tornerò, porterò la foto dell’intera commissione! 

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